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Da Ferdinando II, all’Unità d’Italia

Napoli seguì lo sviluppo urbano avviatosi nelle principali capitali europee a metà del XIX secolo.

Il rapido affermarsi del progresso scientifico e l’ascesa della classe borghese incise nei processi di sviluppo urbano e sui processi di trasformazione della città

La politica di Ferdinando Risultò al passo con i principali paesi europei.

Si sviluppò l’ipotesi di creare un quartiere occidentale -residenza aristocratica e borghese- ed uno orientale – industriale e operaio – e la costruzione di una rete stradale e ferroviaria.

Nel 1839 si ebbe la creazione del “consiglio edilizio di città”, si inaugurò il primo collegamento ferroviario d’Italia -Napoli , Portici- che avvicinava Napoli ad Ercolano e alla Reggia di Portici, meta molto gettonata durante il Grand Tour.

Nel 1840 iniziò il dibattito sulla costruzione del quartiere industriale nella zona orientale, che risultava paludoso e poco adatta allo sviluppo industriale.

I “viaggi tecnici” divennero fondamentali come strumento di aggiornamento, per imparare dallo sviluppo urbano di altre città.

A Napoli tra il 1840 e 1880 furono realizzate diverse assi urbane : corso Garibaldi, rifacimento di via Toledo, via Duomo,e Corso Vittorio Emanuele.

Il corso Garibaldi venne progettato in seguito alla costruzione della ferrovia , stabilendo un collegamento con via Foria e la Marina, passando per dove erano le mura aragonesi.

Il corso Vittorio Emanuele rappresenta uno dei percorsi di maggiore importanza nell’800, concepita come una sorta di tangenziale sulle colline.

I lavori di costruzione del corso Maria Teresa , dopo l’unità d’Italia ribattezzato Corso Vittorio Emanuele iniziarono nel 1853 e terminano nel 1873.

Il quartiere circostante al corso Vittorio Emanuele già nel 1859 risultava essere aristocratico/borghese.

Via Duomo fu un tentativo di decongestionamento della parte antica che permetteva l’accesso diretto a via Marina e via Foria. Con una lieve pendenza si riuscì a risolvere il problema dei dislivelli dei tre decumani.

Via Duomo rappresenta un primo caso di sventramento ed è l’unica strada che altera il disegno dell’antico nucleo della città.

ViaDuomo

ViaDuomo

Nel 1860 il consiglio comunale di Napoli approva i lavori di prolungamento del corso Garibaldi, il collegamento del Corso Vittorio Emanuele con via Toledo, e con il Vomero.

Fu progettata la sistemazione del lungomare, isolando la villa comunale e stabilendo un piacevole percorso lungo la fascia costiera.

Nonostante la progettazione, i lavori andarono molto a rilento e in alcuni casi mai portati a termine data le difficoltà amministrative e burocratiche, influenzate dall’atteggiamento speculativo delle classi imprenditoriali.

Furono istituiti i Precetti d’Arte, indicazioni imprescindibili a cui dovevano sottostare tutti gli architetti, che andò a formare un elemento distintivo dell’immagine della città. – aspetto classicheggiante – questa normativa restò in vigore circa 20 anni dopo l’unità d’Italia.

dopo l’unità d’Italia a Napoli si assiste ad una continuazione delle opere iniziate o progettate durante il regime precedente.

Tra il 1861 e 1871 le condizioni igieniche della città peggiorarono sempre più, fino al 1884 periodo del colera e al successivo risanamento.

La legge nazionale del 1865 impose ai proprietari di contribuire per portar a termine opere pubbliche, questo rappresentò il primo passo per avviare le dinamiche di ristrutturazione dei centri storici.

negli anni successivi seguiranno i “piani di ingrandimento” , “ampliamento” , “abbellimento”.

Con l’unità d’Italia inizia il processo di unificazione della rete della mobilità nazionale che non poteva essere disgiunto dallo sviluppo dei centri storici.

Nell’area orientale di Napoli si sviluppò un polo industriale che vide la presenza di fabbriche siderurgiche e sedi manifatturiere , in particolare prodotti di pellame e manifatture tessili oltre alle ceramiche.

Questa concentrazione produttiva unita alla presenza della stazione ferroviaria suggerì alle amministrazioni programmi tesi alla crescita industriale del luogo.

Allo stesso tempo si ebbe un progressivo sviluppo scientifico e tecnologico che portò alla progressiva diffusione di tracciati ferroviari, e tentativi di pianificazione dello sviluppo della città.

Da un punto di vista sociale si riscontrò la definitiva affermazione della classe borghese e imprenditoriale che determinerà la trasformazione urbanistica dei grandi centri storici.

Sarà privilegiata la costruzione di luoghi e servizi per l’accoglienza turistica , il miglioramento dei sistemi di trasporto , siti di commercio,cultura , svago ma anche progettazione di strutture sanitarie , di rappresentanza e i cosiddetti “luoghi della memoria”.

Nell’Italia meridionale le politiche di sviluppo territoriale avviate durante il periodo borbonico, avevano un evidente derivazione dei procedimenti intrapresi durante il decennio francese -1806-1815-

Nel 1887 il comune di Napoli tornò a discutere la possibilità di un piano regolatore, per sviluppare di pari passo , industria,commercio e urbanistica, così come nelle altre città italiane.

La commissione che si occupò di redigere il piano regolatore propose la creazione di un canale navigabile , che permetteva il trasporto di merci , e allo stesso tempo risolveva il problema della bonifica dell’area, con lo sbocco a mare delle acque presenti in zona.

Le acque si sarebbero riversate ad una profondità di circa cinque metri dalla superficie del mare, permettendo il libero movimento delle acque da sempre elemento di malsania del luogo.

Oltre alla valenza produttiva erano previste nuove abitazioni destinate alla classe operaia.

Il piano regolatore del nuovo rione industriale fu approvato nel 1887 e inserito come opera di risanamento nei fondi spesa assegnati dalla legge speciale del 1885.

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Urbanistica Borbonica

Nel 1734 Carlo di Borbone fu accolto a Napoli con una grande festa – i napoletani immaginavano la presenza stessa del sovrano nella città come elemento per un rapporto felice tra sudditi e reali –

Il Re ai fini di un armonica espansione della città dovette affrontare la situazione di privilegio del clero . L’equilibrio finanziario del regno non poteva essere ristabilito senza la tassazione delle proprietà ecclesiastiche, e non era possibile ignorare l’anticlericalismo radicato nelle istituzioni stesse .

Ciò nonostante il clero aveva continuato a moltiplicarsi e accumulare ricchezze.

La condizione di privilegio del clero era sottolineata anche dall’immunità locale, personale e reale.

L’immunità locale impediva di amministrare equamente la giustizia, in quanto il diritto di asilo rendeva ogni chiesa e monastero rifugio per delinquenti ed assassini , limitando il funzionamento della magistratura civile.

L’immunità personale poneva gli uomini di chiesa superiori alle leggi dello stato .

L’immunità reale riguardava le proprietà e esentava le strutture ecclesiastiche dal pagamento delle tasse.

Contro l’immunità reale nel 1736 si decise per l’istituzione di un catasto generale dove furono censite le proprietà ecclesiastiche .

Nel 1740 una prammatica stabilì la sospensione della costruzione di tutti gli edifici ecclesiastici , e l’obbligo del regio assenso per la costruzione delle future strutture religiose.

I rapporti tra Napoli e Roma divennero sempre più tesi .

In città il clima era fortemente anticlericale fino al punto che un anonimo scrisse al re , congratulandosi per il lavoro svolto, incoraggiandolo a proseguire su quella strada e consigliandogli di farsi consegnare una nota di tutti i monasteri del regno e di quanti religiosi abitassero quelle strutture, e successivamente far pagare 3 carlini al giorno per ciascun religioso/a e 6 carlini al giorno per ogni superiore/a, il ricavato unito ai fondi della corona sarebbero dovuti essere usati per opere pubbliche.

Questa lettera fu presa in considerazione dal consiglio regio nelle trattative con Roma, pur mitigano l’impostazione.

Questa lettera fu attribuita ad Antonio Genovesi che fu considerato il teorico del “trattato di accomodamento” del 1741 stipulato tra Napoli e la santa sede.

Trattato che regolamentava gli aspetti edilizi, finanziari, religiosi e giuridici riguardanti il clero.

Così facendo la santa sede dovette sottostare al volere regio e impegnarsi a pagare il tributo ordinario per le proprietà ecclesiastiche, e l’imposta dimezzata per le fabbriche acquistate in precedenza al trattato.

Nel giro di poco tempo, l’entrata pubblica fu triplicata.

Il diritto d’asilo venne fortemente limitato a determinate chiese e monasteri, e soltanto per determinati reati.

L’immunità personale veniva ristretta agli ecclesiastici rei di assassinio.

con Carlo di Borbone si erano create le premesse socio politiche per per la ristrutturazione della città.

Il diffondersi dell’illuminismo in una cultura influenzata dai modelli francesi portarono al risveglio del provincialismo del periodo vicereale.

Furono costruiti edifici progettati dai maggiori architetti italiani , che per la loro fama aiutarono a conferire a Napoli un aspetto di capitale a livello europeo, pur privilegiando le necessità della corte piuttosto che quelle del popolo.

L’attività architettonica raggiunse altissimi livelli che già nella prima metà del 700 con l’affermarsi delle tipiche correnti della cultura locale.

I due artisti rappresentativi di questo periodo furono Vaccaro e Sanfelice.

Tutto l’ambiente napoletano fu influenzato dall’utilizzo dello stucco , creando risultati sorprendenti sulle facciate delle abitazioni.

nel 1750 in armonia con le esigenze del tempo furono chiamati Luigi Vanvitelli e Ferdinando Fuga.

Il Re affidò a Vanvitelli architetto molto noto per i suoi grandissimi lavori nello Stato Pontificio e nelle Marche il compito di costruire a Caserta una grande reggia , fulcro di una nuova capitale.

reggia di caserta

reggia di caserta

 

Si ritenne che la possibilità dello spostamento della corte a Casera fosse dovuto all’eccessiva vulnerabilità di Napoli dal lato del mare. – nel 1742 l’Inghilterra con la sola minaccia di un attacco della flotta riuscì ad ottenere la neutralità Borbonica –

Vanvitelli con la reggia di Caserta colse la sua occasione e con il suo linguaggio architettonico influenzò gli architetti che lo seguirono.

Precedente all’ingresso del Re a Napoli fu la sistemazione e ingrandimento del palazzo vicereale inadatto alle esigenze della corte e in stato di abbandono.

Autore dei lavori fu Medrano a cui in seguito furono affidati i lavori di Capodimonte – riserva di caccia e residenza della corte –

Come seconda residenza nelle immediate vicinanze della città il Re scelse Portici, affidando i lavori a Canevari in collaborazione con Medrano.

Collaborazione che durò poco , in quanto non ci fu la ripartizione dei compiti, che portò a litigi che videro come conseguenza l’estromissione di Medrano.

La necessità di avere contemporaneamente una veduta sul golfo ed una veduta verso il Vesuvio determinarono la posizione della residenza reale su una strada di grande traffico.

I grandi capitali spesi per la costruzione di tale residenza furono fortemente criticati, sostenendo che con gli stessi soldi si sarebbe potuta risolvere la condizione di miseria e disoccupazione in cui viveva il popolo napoletano.

L’acquisto di luoghi per soddisfare la passione venatoria del Re , portò alla creazione di siti reali.

Vaste tenute utilizzate per l’allevamento della selvaggina <<di pelo e di piume>>

il primo sito reale fu Procida a cui in seguito si aggiunsero gli Astroni , il lago del Fusaro , Caserta , Maddaloni ed altre località.

isola di procida

isola di procida

La zona dove sorse il palazzo di Capodimonte era libera da costruzioni se non per qualche villa patrizia collegata alla città da un sentiero.

I lavori per la costruzione del palazzo iniziarono nel 1738 e proseguirono con rapidità, salvo poi subire rallentamenti, sia per la natura economica dei lavori che richiedevano alti investimenti, sia per la venuta a Napoli di Vanvitelli e con l’inizio dei lavori di Caserta , capodimonte perse importanza agli occhi del Re.

Di particolare importanza è la costruzione del bosco di capodimonte ad opera di Sanfelice che fuse il nuovo stile raziocinante con il vecchio stile barocco.

Il ventaglio di 5 lunghi viali percepibili contemporaneamente da un unico punto di vista , viene intersecato da viali minori che offrono improvvise prospettive scenograficamente impressionanti.

bosco di capodimonte

bosco di capodimonte

la presenza del palazzo non creò però le premesse per lo sviluppo urbano, per un collegamento adeguato con la città bisognerà aspettare il periodo napoleonico con la costruzione del ponte della sanità. 

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