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Pozilipo parfuma

(E. Murolo – S. Gambardella)
 
Ĉe l’ kabo Pozilipa parfumriĉa ,
ĉe kiu staras dom’ de kor’ feliĉa,
sin trovas vinber-laŭbo tre aroma…
kaj eĉ balkono kun pendaĵ’ melona.
ĉe kabo Pozilipa parfumriĉa.
 
Kaj kanario kantas jen kanzonon
el kaĝo penda sur la mur-ekstero…
ĉi koro ĉirkaŭbrakas la balkonon,
kiel al ĝi sin kroĉas la hedero…
 
Kiam la sun’ transmonte subeniras,
ĉi brizo freŝa iĝas pli odora,
Rozinjo venas el la pen’ labora,
kaj herbofaskon post la ŝultroj tiras…
…kiam la sun’ transmonte subeniras!
 
Ni do atentu pri l’ signala rolo-
balkon’ aperta: restas plu la frato,
ŝutroj fermitaj: for la fratkontrolo…
sublaŭba rendevuo jen la fato!…
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Napoli in età moderna.

L’età moderna a Napoli viene identificata con la venuta di Alfonso d’Aragona che riuscì nel 1492 a strappare il regno di Napoli a Renato d’Angiò e riunire politicamente Napoli con il regno di Sicilia.

Uno dei primi interventi fu la ricostruzione di Castel Nuovo ,  che fu  trasformato in fortezza dalla struttura possente, con torri in piperno e basamenti a scarpa, per impedirne la scalata. Il terrazzamento merlato che consente l’uso della moderna artiglieria, e l’arco di trionfo che rappresenta l entrata trionfale di Alfonso d’Aragona.

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Nel 1497 ad opera dell’arcivescovo Alessandro Carafa si ha il ritorno delle reliquie di S. Gennaro , il cardinale Oliviero Carafa (fratello di Alessandro) avviò la realizzazione della cripta sotto l’altare maggiore, che risulta una delle maggiori opere architettoniche del rinascimento napoletano.

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 Il regno aragonese durò fino al 1503 dove in seguito alla guerra franco-spagnola Napoli divenne un viceregno spagnolo.

Viceregno che terminerà dopo 2 secoli, non per questo Napoli rallentò la crescita urbanistica, artistica e culturale, restando una grande capitale Europea.

Nei primi decenni del 1500 importante fu l’impronta di  Maria Longo

Maria Longo , vedova intenzionata a dedicare la propria vita al servizio degli infermi , dopo essere stata miracolosamente curata da S. Gaetano fondò la chiesa e l’ospedale Santa Maria del Popolo degli Incurabili che divenne uno dei maggiori ospedali del mezzogiorno, oltre che una prestigiosa scuola di medicina.

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Nel 1535-36 Napoli ospitò Carlo V e con il viceré don Pedro de Toledo cominciò una sorta di rinascimento napoletano, periodo di grande crescita soprattutto culturale.

Non trascurabile è la presenza culturale delle donne soprattutto Orsola Benincasa che con le sue opere caratterizzò l’età vicereale.

Orsola Benincasa ricevette la prima educazione in casa da parte del fratello che si diede da fare  per dargli una conoscenza biblica e delle sacre scritture.

Quando manifestò le sue doti mistiche fu posta al centro dell’attenzione del popolo , cosa che non la distrasse dalla sua vita retta e dedita al lavoro (stesura di drappi).

Nel 1579 dato il suo vivere esemplare l’autorità ecclesiastica gli permise di allestire una cappella nella propria abitazione.

Nel 1581 con l’abate Gregorio Navarro realizzò sulla montagna di S. Martino un ritiro con accanto la chiesa dell’Immacolata Concezione, il ritiro aveva lo scopo di creare una comunità di laici che con l’aiuto di sacerdoti potessero riformare la chiesa.

Orsola espose la propria idea a Gregorio XIII che la consegnò al tribunale dell’inquisizione .

Fu estromessa dalla propria fondazione , solo in seguito vi fece ritorno con l’apertura di un educandato femminile sul colle S. Elmo, opera che riscosse molto successo tra le famiglie aristocratiche.

Prossima alla morte O. Benincasa dettò le regole per un romitorio che doveva accogliere 33 vergini in una comunità di clausura.

In seguito alla morte di Orsola ci furono diversi tentativi di costruire il  romitorio , che  fu ultimato solo mezzo secolo dopo , alle pendici di S. Martino

1606  risale l’inizio della costruzione della cappella di S. Gennaro , nello stesso anno  Caravaggio dipinse le “sette opere di misericordia”

Caravaggio_-_Sette_opere_di_Misericordia_(1607,_Naples)_Copia

opera con il quale il pittore mostra la quotidianità partenopea , solo in seguito fondò la scuola pittorica dei caravaggisti ( caravaggisti degli di nota furono Artemisia Gentileschi e Annella di Massimo )

1604 fondazione di una confraternita di nobili che raccoglievano elemosina per celebrare messe per le anime del purgatorio.

Iniziativa che riscosse notevole successo da permettere la costruzione della chiesa S. Maria delle Anime del Purgatorio nota per il suo cimitero e per la cura e preghiere dei resti umani che conteneva, pratica che degenerò in superstizione che portò l’autorità ecclesiastica a chiudere diversi ossari della città tra cui il cimitero delle fontanelle.

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La Napoli Cristiana

Agli albori del cristianesimo è la religiosità al femminile ad avere un ruolo importante.

Una leggenda vorrebbe Napoli come prima città cristiana.

S. Pietro si sarebbe fermato a Napoli durante il viaggio da Antiochia a Roma, dove avrebbe fondato la chiesa, nel luogo ricordato dalla basilica di S. Pietro ad Arem.

Nel soggiorno a Napoli S. Pietro avrebbe convertito Candida, che gli avrebbe presentato Aspreno , primo vescovo della città dopo essere stato miracolosamente guarito.

Importante è il tentativo di attribuire a Napoli la primogenitura in occidente della fede cristiana.

Basta tener conto che già nel IV secolo a Napoli fu edificato il primo battistero “S. Giovanni in Fonte” che precederà quello romano di “S. Giovanni in Laterano”.

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Le origini della chiesa a Napoli durante il secolo I sarebbero confermate dalla diffusione che ebbe “il pastore di erme” , scritto apocalittico che ebbe grande fortuna nei secoli della diffusione del volgare.

Testo che in epoca Traianea avrebbe ispirato la realizzazione di uno dei più antichi affreschi paleocristiani presenti a Napoli  nelle catacombe  di S. Gennaro.

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La vicinanza a Pozzuoli che già quando vi approdò s. paolo – 61dc- nel suo viaggio verso Roma , vantava di una fiorente comunità cristiana e  la posizione di Napoli come città aperta al progresso, giustificherebbero la presenza cristiana già in età apostolica.

Nonostante l’importanza delle origini della tradizione cristiana napoletana legata  direttamente a S. Paolo, la Napoli vicereale sentì la necessità di una ri-fondazione cristiana della città, ad opera della vergine S.Patrizia, di cui si hanno po che informazioni , se non la tradizione e la memoria ancora presente , tra cui le reliquie custodite dal XIX secolo nella chiesa di San Gregorio Armeno.

Anche S. Patrizia come S. Gennaro liquefa il sangue ma non per martirio ma per eccessiva devozione.

C’è chi sostiene che il mito della devozione della santa potrebbe avere origini ai tempi della controriforma protestante aggiungendo valore alla tradizione e al culto.

La costruzione del mito di S. Patrizia fa emergere la “sete di sacro” che fin dal medioevo ha portato Napoli ad accaparrarsi santi non suoi.

Lo stesso S. Gennaro  (martire del IV secolo) patrono della città non è propriamente napoletano,  fu decapitato a Pozzuoli quando era vescovo di Benevento. Le reliquie traslarono nelle catacombe a lui dedicate solo nel V secolo.

Restituta  è una martire africana, la cui leggenda vuole che le sue spoglie fossero arrivate ad Ischia a bordo della stessa nave che gli avrebbe fatto da patibolo.

Napoli ha cercato di accaparrarsi santi anche se non propri perché nella bi-millenaria tradizione cristiana non conta martiri.

Il medioevo napoletano ha visto la fondazione della prima università statale della storia nel XIII ad opera di Federico II di Svevia .

A frequentare quest’università fu Tommaso d’Aquino .

Tommaso nacque dal conte d’Aquino  e da bambino fu avviato agli studi dai monaci Benedettini dell’abbazia di Montecassino ,

in seguito alla trasformazione di questa in fortezza militare si trasferì a Napoli.

Nel 1244 entrò a far parte dell’ordine domenicano, nel 1245 si trasferì a Parigi e successivamente a Colonia.

Dopo l’esperienza tedesca insegnò teologia allo “studium” napoletano. In quest’ultimo periodo scrisse le sue memorie conservate nella basilica di S. Domenico Maggiore, -Napoli- dove il crocifisso gli avrebbe parlato e si sarebbe congratulato per la sua opera.

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Tommaso morì nel 1274  a Fossanova mentre andava a Lione per il concilio indetto da Papa Gregorio IX.

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