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Galleria Principe di Napoli

Nella seconda metà del 700 Napoli è caratterizzata dalla presenza di due importanti edifici pubblici ; il palazzo degli studi – attuale museo archeologico nazionale – e le fosse del grano.

La presenza di largo Mercatello – attuale piazza Dante- e della relativa port’Alba definivano una zona di possibile espansione e costruzione di un quartiere borghese.

Il palazzo degli Regi studi , sede dell’università fu ideato nel 1612 da Giulio Cesare Fontana su un terreno pianeggiante esterno al sistema murario per volere del viceré conte di Lemos.

Le fosse del grano furono costruite dal viceré Olivares nell’XVII secolo e destinato alla conservazione del grano , poste a ridosso delle mura cittadine e in grande pendenza,nell’isolato che andava dal palazzo degli Studi sino a port’Alba si innalzavano la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli e la chiesa di San Giovanni Battista delle Monache.

Di fronte al palazzo degli Studi si apriva porta Costantinopoli , su via Costantinopoli , mentre porta Sciuscella portava a port’Alba e proseguendo , fuori le mura.

Con l’obsolescenza delle fosse del grano queste furono riutilizzate con usi differenti – prigione , deposito di carri funebri ,caserma –

Nel 1840 fu proposto di eliminare l’edificio delle fosse del grano, la demolizione di porta Costantinopoli e una regolarizzazione del largo Mercatello e di creare un nuovo asse stradale che collegasse via Toledo con il museo nazionale.

Alla metà del 1800 Ferdinando II progettò un programma che mirava all’accrescimento della città e al miglioramento della struttura urbana , alla pari delle grandi capitali europee.

Il progetto del quartiere museo fu intrapreso nel 1850 e fu portato a termine solo dopo l’unità d’Italia e rappresentò la possibilità di costruire un nuovo quartiere borghese con una grande galleria commerciale con funzioni artistiche e commerciali.

La realizzazione del quartiere museo e della galleria Principe di Napoli passò attraverso proposte e progetti molto spesso modificati a causa degli eccessivi costi di realizzazione dell’opera.

Nel 1853 Ferdinando II vagliò la proposta della costruzione di un nuovo municipio , accanto, e sulla tipologia del museo nazionale, a cui doveva seguire il prolungamento di via Foria dove si dovevano collocare numerose botteghe.

Nel 1859 si ha la ristrutturazione dell’area lasciando intatti i complessi conventuali , suddividendo i suoli in lotti destinati all’edilizia residenziale, lasciando perdere l’idea del nuovo municipio. Inoltre in previsione dei lavori erano state demolite la porta Costantinopoli, le fosse del grano,spianando e rettificando la salita del palazzo degli Studi.

L’architettura in ferro e vetro compare sin dagli inizi dell’800 rappresentando uno degli aspetti più importanti delle tecniche costruttive , sia per l’importanza dell’innovazione sia per la possibilità che questa garantiva di avere grandi spazi praticabili per la produzione e per il commercio.

Il ferro – successivamente la ghisa – fu stato utilizzato in contesti culturali di impostazione classicista in tutta Europa – esempio : travature in ferro a vista nel palazzo di Marmo a S.Pietroburgo – 1768/1772 –

In Italia sono degne di nota le gallerie di Milano,di Genova -Mazzini- a Roma – Colonna – ora Alberto Sordi –

Le gallerie sono derivazione di strutture coperte di attraversamento, adibite prevalentemente ad uso commerciale e terziario, e rappresentano un nuovo tipo architettonico che ebbe grande diffusione in seguito ai grandi eventi espositivi internazionali.

La soluzione finale della galleria Principe di Napoli nel quartiere museo trovò spunto proprio da queste tendenze , e dal riuscito intervento della galleria di Milano , posta in un punto chiave della città tra il duomo e il teatro la Scala.

Galleria che ha una funzione di salotto cittadino con annessi luoghi per il ritrovo sociale e per il commercio.

Sino ad allora le realizzazioni in ferro e vetro a Napoli erano piuttosto limitate e avevano esclusivamente un uso pubblico – es: mercati a S.Pasquale a Chiaia , al largo Carità, o passaggi pubblici come il corridoio interno a Palazzo S.Giacomo o coperture monumentali come la cupola della chiesa S.Francesco di Paola –

Il quartiere museo e la galleria furono ultimati nel 1883 alla vigilia dell’epidemia di colera che trasformerà Napoli in un caso nazionale, a cui seguirono le opere di risanamento.

Nella galleria principe di Napoli la presenza di scalinate di raccordo determinò la sua scarsa visibilità e la sua estraneità all’ambiente circostante .

galleria principe di napoli

galleria principe di napoli

E’ bene ricordare che il salone della galleria è stato luogo privilegiato per lo svolgimento di convegni scientifici e manifestazioni pubbliche.

Vi era anche una grande presenza di caffè della moda, negozi d’arte librerie e antiquari.

Dopo l’unità d’Italia il municipio propose un concorso per il miglioramento della strada che collegava piazza Mercatello e museo nazionale , i progetti che ricevette spesso non tenevano conto della salvaguardia dei palazzi storici, e di conseguenza scartati.

Solo nel 1862 si ha l’approvazione di un progetto che prevedeva un rettifilo parallelo alla salita del palazzo degli Studi che congiungeva la piazza del museo nazionale con l’attuale piazza del Gesù.

Nel 1864 venne edificata l’Accademia delle Belle Arti che insieme al museo nazionale conferiva alla zona un forte carattere artistico.

L’Accademia delle Belle Arti rappresenta una delle migliori opere di produzione architettonica dell’800, con prospetti in stile neorinascimentale con facciata in tufo lavorato e decorato.

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Galleria Umberto I

Nel clima di rinnovamento generatosi nel post colera e sulla spinta della situazione edilizia, una commissione esaminava la possibilità di immediata realizzazione di progetti per la bonifica di aree, come il rione S.Brigida, nelle immediate vicinanze del palazzo reale .

Gli edifici avevano un aspetto dignitoso, ma non si poteva dire lo stesso per gli interni,

nei vicoli che attraversavano il centro si elevavano edifici fatiscenti dell’altezza di sei piani.

Vi erano anche fabbriche di particolare interesse architettonico come la chiesa di S.Brigida e quella di S.Ferdinando.

Nei quattro progetti vagliati dalle amministrazioni per il risanamento, fu comune la necessità di migliorare la visuale del teatro S.Carlo.

L’ing. Alfredo Cottrau in nome della moralità e dell’igiene , propose di ristrutturare l’intera zona, il progetto prevedeva l’abbattimento della chiesa di S.Ferdinando che secondo l’ing. rappresentava un ostacolo all’espansione del teatro.

La proposta suscitò numerose critiche e fallì.

l’ing. Emanuele Rocco presentò un progetto che prevedeva la costruzione di quattro grandi edifici disimpegnati da una grande galleria in ferro e vetro di 1076 mq.

I quattro bracci di diversa lunghezza , intersecandosi, davano luogo ad una crociera ottagonale coperta da ampia cupola, si conservano gli edifici più importanti e all’altezza del S.Carlo un porticato ad esedra che avrebbe creato uno slargo davanti al tetro dandogli una maggiore visibilità.

Nella fase esecutiva furono apportate diverse modifiche , i lavori procedettero in maniera celere e nel 1892 il sindaco Nicola Amore inaugurò la galleria Umberto I , e per l’occasione si tenne un’esposizione di prodotti artistici , artigianali e industriali.

La velocità di realizzazione è da mettere in relazione alle grandi possibilità di guadagno a cui si prestava l’area essendo un’importante zona commerciale.

Inoltre motivi di prestigio e decoro spinsero le autorità cittadine alla realizzazione in tempi record come prova della propria abilità amministrativa.

La galleria divenne simbolo della classe borghese contrapponendosi al panorama urbano circostante che viveva una forte emergenza architettonica.

Per molto tempo la galleria fu centro vivo della vita culturale e commerciale cittadina assolvendo alla funzione a cui era stata destinata.

Galleria Umberto I

Galleria Umberto I

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