Urbanistica

Urbanistica Borbonica

Nel 1734 Carlo di Borbone fu accolto a Napoli con una grande festa – i napoletani immaginavano la presenza stessa del sovrano nella città come elemento per un rapporto felice tra sudditi e reali –

Il Re ai fini di un armonica espansione della città dovette affrontare la situazione di privilegio del clero . L’equilibrio finanziario del regno non poteva essere ristabilito senza la tassazione delle proprietà ecclesiastiche, e non era possibile ignorare l’anticlericalismo radicato nelle istituzioni stesse .

Ciò nonostante il clero aveva continuato a moltiplicarsi e accumulare ricchezze.

La condizione di privilegio del clero era sottolineata anche dall’immunità locale, personale e reale.

L’immunità locale impediva di amministrare equamente la giustizia, in quanto il diritto di asilo rendeva ogni chiesa e monastero rifugio per delinquenti ed assassini , limitando il funzionamento della magistratura civile.

L’immunità personale poneva gli uomini di chiesa superiori alle leggi dello stato .

L’immunità reale riguardava le proprietà e esentava le strutture ecclesiastiche dal pagamento delle tasse.

Contro l’immunità reale nel 1736 si decise per l’istituzione di un catasto generale dove furono censite le proprietà ecclesiastiche .

Nel 1740 una prammatica stabilì la sospensione della costruzione di tutti gli edifici ecclesiastici , e l’obbligo del regio assenso per la costruzione delle future strutture religiose.

I rapporti tra Napoli e Roma divennero sempre più tesi .

In città il clima era fortemente anticlericale fino al punto che un anonimo scrisse al re , congratulandosi per il lavoro svolto, incoraggiandolo a proseguire su quella strada e consigliandogli di farsi consegnare una nota di tutti i monasteri del regno e di quanti religiosi abitassero quelle strutture, e successivamente far pagare 3 carlini al giorno per ciascun religioso/a e 6 carlini al giorno per ogni superiore/a, il ricavato unito ai fondi della corona sarebbero dovuti essere usati per opere pubbliche.

Questa lettera fu presa in considerazione dal consiglio regio nelle trattative con Roma, pur mitigano l’impostazione.

Questa lettera fu attribuita ad Antonio Genovesi che fu considerato il teorico del “trattato di accomodamento” del 1741 stipulato tra Napoli e la santa sede.

Trattato che regolamentava gli aspetti edilizi, finanziari, religiosi e giuridici riguardanti il clero.

Così facendo la santa sede dovette sottostare al volere regio e impegnarsi a pagare il tributo ordinario per le proprietà ecclesiastiche, e l’imposta dimezzata per le fabbriche acquistate in precedenza al trattato.

Nel giro di poco tempo, l’entrata pubblica fu triplicata.

Il diritto d’asilo venne fortemente limitato a determinate chiese e monasteri, e soltanto per determinati reati.

L’immunità personale veniva ristretta agli ecclesiastici rei di assassinio.

con Carlo di Borbone si erano create le premesse socio politiche per per la ristrutturazione della città.

Il diffondersi dell’illuminismo in una cultura influenzata dai modelli francesi portarono al risveglio del provincialismo del periodo vicereale.

Furono costruiti edifici progettati dai maggiori architetti italiani , che per la loro fama aiutarono a conferire a Napoli un aspetto di capitale a livello europeo, pur privilegiando le necessità della corte piuttosto che quelle del popolo.

L’attività architettonica raggiunse altissimi livelli che già nella prima metà del 700 con l’affermarsi delle tipiche correnti della cultura locale.

I due artisti rappresentativi di questo periodo furono Vaccaro e Sanfelice.

Tutto l’ambiente napoletano fu influenzato dall’utilizzo dello stucco , creando risultati sorprendenti sulle facciate delle abitazioni.

nel 1750 in armonia con le esigenze del tempo furono chiamati Luigi Vanvitelli e Ferdinando Fuga.

Il Re affidò a Vanvitelli architetto molto noto per i suoi grandissimi lavori nello Stato Pontificio e nelle Marche il compito di costruire a Caserta una grande reggia , fulcro di una nuova capitale.

reggia di caserta

reggia di caserta

 

Si ritenne che la possibilità dello spostamento della corte a Casera fosse dovuto all’eccessiva vulnerabilità di Napoli dal lato del mare. – nel 1742 l’Inghilterra con la sola minaccia di un attacco della flotta riuscì ad ottenere la neutralità Borbonica –

Vanvitelli con la reggia di Caserta colse la sua occasione e con il suo linguaggio architettonico influenzò gli architetti che lo seguirono.

Precedente all’ingresso del Re a Napoli fu la sistemazione e ingrandimento del palazzo vicereale inadatto alle esigenze della corte e in stato di abbandono.

Autore dei lavori fu Medrano a cui in seguito furono affidati i lavori di Capodimonte – riserva di caccia e residenza della corte –

Come seconda residenza nelle immediate vicinanze della città il Re scelse Portici, affidando i lavori a Canevari in collaborazione con Medrano.

Collaborazione che durò poco , in quanto non ci fu la ripartizione dei compiti, che portò a litigi che videro come conseguenza l’estromissione di Medrano.

La necessità di avere contemporaneamente una veduta sul golfo ed una veduta verso il Vesuvio determinarono la posizione della residenza reale su una strada di grande traffico.

I grandi capitali spesi per la costruzione di tale residenza furono fortemente criticati, sostenendo che con gli stessi soldi si sarebbe potuta risolvere la condizione di miseria e disoccupazione in cui viveva il popolo napoletano.

L’acquisto di luoghi per soddisfare la passione venatoria del Re , portò alla creazione di siti reali.

Vaste tenute utilizzate per l’allevamento della selvaggina <<di pelo e di piume>>

il primo sito reale fu Procida a cui in seguito si aggiunsero gli Astroni , il lago del Fusaro , Caserta , Maddaloni ed altre località.

isola di procida

isola di procida

La zona dove sorse il palazzo di Capodimonte era libera da costruzioni se non per qualche villa patrizia collegata alla città da un sentiero.

I lavori per la costruzione del palazzo iniziarono nel 1738 e proseguirono con rapidità, salvo poi subire rallentamenti, sia per la natura economica dei lavori che richiedevano alti investimenti, sia per la venuta a Napoli di Vanvitelli e con l’inizio dei lavori di Caserta , capodimonte perse importanza agli occhi del Re.

Di particolare importanza è la costruzione del bosco di capodimonte ad opera di Sanfelice che fuse il nuovo stile raziocinante con il vecchio stile barocco.

Il ventaglio di 5 lunghi viali percepibili contemporaneamente da un unico punto di vista , viene intersecato da viali minori che offrono improvvise prospettive scenograficamente impressionanti.

bosco di capodimonte

bosco di capodimonte

la presenza del palazzo non creò però le premesse per lo sviluppo urbano, per un collegamento adeguato con la città bisognerà aspettare il periodo napoleonico con la costruzione del ponte della sanità. 

Annunci
Categorie: Italiano, Urbanistica | Tag: , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

La Dominazione Austriaca

La dominazione austriaca a Napoli inizia nel 1707 con Carlo III d’Austria.

Il mancato riconoscimento del Papa di Carlo III peggiorò le relazioni tra Vienna e Roma, determinando una posizione anticlericale del governo che emanò una serie di provvedimenti determinanti per la soluzione del problema edilizio.

Nel 1708 il re emanò tre editti che ordinavano i sequestri delle rendite di pertinenza dei prelati residenti all’estero, la proibizione di trasferire denaro nello stato pontificio e di concedere l’exequatur ai documenti pontifici.

Nella società napoletana si radicava sempre più l’anticlericalismo che preparò il terreno per le leggi che in seguito vieteranno la costruzione di chiese e monasteri.

intanto i napoletani presentavano memoriali alle autorità affinché si risolvesse la questione della disparità edilizia – tra edilizia civile e edilizia ecclesiastica –

Il problema era di duplice natura , si voleva porre un freno alla costruzione di chiese e monasteri, ma allo stesso tempo si pretendeva che le strutture religiose pagassero le tasse.

nel 1712 fu presentato dagli ambasciatori napoletani un memoriale dove si faceva presente la pessima condizione in cui erano le università del regno di Napoli, e si attribuivano le cause agli eccessivi acquisti da parte del clero che aveva l’immunità dal pagamento dei tributi per il mantenimento delle fabbriche.

Il governo austriaco nonostante le speranze iniziali, mostrò una politica moderatrice, e in parte collaborazionista con clero e nobili.

Solo nel 1717-1718 Carlo VI concesse la possibilità di costruire liberamente nella capitale, emanando un bando che regolamentasse l’edilizia.

Questa decisione però non ebbe sullo sviluppo di Napoli i risultati sperati, permise la regolarizzazione di fabbriche costruite in precedenza in zone vietate, e incentivò l’edificazione lungo i borghi.

Non vi fu nessun intervento delle autorità che regolamentasse le costruzioni secondo uno schema più ampio, ma fu lasciato tutto al caso e agli interessi del singolo.

I borghi seppur appendici della città , con palazzi nobiliari e chiese , erano privi di qualsiasi attrezzatura e continuarono a gravare sulla capitale.

nel trentennio del viceregno austriaco sono solo due gli interventi urbanistici degni di nota ; – il rinnovamento della strada della Marinella lungo il mare con l’inizio del castello del Carmine, e nel 1732 una strada parallela alla prima che attraversava il borgo Loreto.-

castello del carmine

castello del carmine

Categorie: Italiano, Urbanistica | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , | 1 commento

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.