Storia

Il Pio Monte della Misericordia – 7 opere di misericordia

Il Pio Monte della Misericordia è un’associazione di beneficenza fondata nel 1601 affidata ad una serie di aristocratici. Per potervi accedere era necessario avere quattro quarti di nobiltà.

Tutto ha inizio nel 1600 dai figli cadetti (non primogeniti) che inventano una nuova forma di assistenza pubblica all’interno del governo Cittadino, in un periodo in cui il vice regno poco aiutava il popolo.

Durante la peste sel 1646 a Napoli morirono 5000 persone al giorno, e non riuscendo a seppellire tutti i corpi, questi rimanevano in strada.

La nobiltà napoletana inventò un Sistema politico assistenziale sotto il segno della religione, della Madonna e della Misericordia.

I giovani nobili iniziarono a riunirsi presso l’ospedale degli incurabili, fornendo la loro prima assistenza ai malati (chiamati: pezzentissimi).

Inventarono un Sistema di questua pubblica, raccoglievano monete da spendere nell’assistenza ai bisognosi, così facendo riuscirono a compiere opere pubbliche di beneficenza di valore sempre maggiore.

(complice anche l’effetto della controriforma luterana e l’incameramento dei beni per eredità)

Molte persone in punto di morte donarono il proprio patrimonio storico artistico con la volontà che questo fosse messo all’asta e che con il ricavato fossero fatte opera di beneficenza .

Particolarmente importante è l’azione di dare assistenza ai vergognosi (termine del 500/600 che indicava coloro che erano nobili e in seguito all’impoverimento si vergognavano della loro condizione) finanziando gli studi di ragazi poco agiatai che mostravano spiccate attitudini.

Al pio monte della Misericordia appartiene anche il complesso termale di Casamicciola (ischia) e una casa di riposo a Bacoli. Il ricavato di queste due strutture va reinvestito in attività di beneficenza di opere corporali (dar da bere agli assetati, liberare gli schiavi, seppellire I morti, visitare I carcerati) in quanto essendo un’associazione di ispirazione religiosa ma non ecclesiastica lasciano che siano gli enti religiosi ad occuparsi di attività spirituali.

Dato il gran numero di opere, nel 1600 commissionarono una nuova Chiesa all’architeto Picchiati, che la concepì esattamente come la vediamo oggi.

Lo stile architettonico è chiaramente successivo al dipinto delle sette opera di Misericordia, in quanto l’edificio fu voluto in funzione del quadro.

Il dipinto era già in loro possesso nella vecchia sede ma essendo il più bel Quadro della collezione hanno ritenuto giusto costruire una Chiesa per poterlo ospitare.

Il Quadro fu pagato 400 ducati che sono più di di tutto quello che incassaro tutti gli altri pittori per le altere opere  ospitate nella cappella.

Nel 1606 dopo apena pochi anni dalla sua realizzazione il quadro fu valutato oltre 2000 ducati, ma l’offerta fu rifiutata in quanto il rapido aumento di valore dell’opera fece si che i proprietari lo ritenessero invendibile e dato il valore inestimabile con un atto decisero che l’opera non avrebbe ma dovuto lasciare quel luogo.

Caravaggio venne a Napoli due volte, una prima in cui realizzò le sette opera di Misericordia e un anno prima di morie dove realizza la flagellazione. (dipinto che troviamo al museo di Capodimonte)

A Caravaggio viene chiesto di Raffigurare in un solo quadro tutte e sette le opera di misericordia, guardandolo frontalmente potremo osservare a destra “seppellire i morti” raffigurato con la pianta dei piedi di un cadavere con accompagnatori a seguito, che spunta da un vicolo tipicamente napoletano. Ancora a destra troviamo “visitare i carcerati e dare da mangiare agli affamati” Caravaggio rappresenta queste due opera di Misericordia raffigurando la grata di un carcere da cui si sporge il volto di un uomo anziano al quale una fanciulla offre il seno. La più classica raffigurazione della carità romana che si rifà alla storia di Cimone e Pero. (una fanciulla che tenta di salvare il padre ingiustamente carcerato allattandolo al seno)

A sinistra troviamo un nobile con il cappello piumato che con la spade si accinge a tagliare in due il mantello per darlo ad un povero, in questo modo Caravaggio ha rappresentato l’opera di “vestire gli ignudi” rifacendosi alla storia di S.Martino che divide in due il mantello per poter vestire un povero.

A sinistra troviamo un profilo con lo sguardo ombreggiato da un cappello ornato da una conchiglia.

La conchiglia è il simbolo dei Pellegrini ( bastone e conchiglia = S.Cristoforo) con la rappresentazione di quest uomo Caravaggio esprime l’opera di ospitare I Pellegrini (viandanti).

Vicino troviamo un uomo che beve dalla mascella d’asino evidente riferimento alla storia di Sansone e i Filistei. (quando Sansone combattè i filistei, spossato, si rifocillò bevendo dalla mascella di un asino) così facendo riuscì a dare anche una veste biblica al quadro rappresentado l’opera di dare da bere agli assetati.

Sull’estrema sinistra troviamo ritratto l’oste della locanda del Cerriglio, locanda dove Caravaggio era solito cibarsi. Inserendo la figura dell’oste Caravaggio intende rafforzare l’opera di dare da mangiare agli affamati.

L’opera di Caravaggio è stata sottoposta a radiografia per capire come Caravaggio lavorasse. Il dipinto non nasce di getto ma è frutto di un intenso lavoro.

Dalle radiografie risulta che Caravaggio inizialmente avesse completamente omesso la Madonna con il bambino ma si fosse limitato a riempire quell’area del quadro con una giravolta (voltatella) di angeli.

La mano dell’angelo risulta arrossata in quanto il modello era in posa su uno sgabello e l’afflusso del sangue gli aveva arrossato il polso.

Così facendo Caravaggio non rinuncia all’aspetto naturalistico, lasciandogli forma e concretezza, rinunciando all’iconografia tradizionale degli angeli.

Anche le ali non risultano essere evanescenti bensi’ concrete, fatte di piume che mandano la loro ombra sulla parete della prigione.

L’illuminazione è influenzata dalle convinzioni tardo cinquecentesche su cui Caravaggio si è formato.

Solitamente il personaggio principale era messo in luce, Caravaggio abolisce questa regola e illumina il quadro con una luce scientifica, una luce galileiana che non sta dalla parte della Chiesa che invece chiede una pittura didascalica di facile comprensione.

La lusce scelta non mette enfasi, è una luce naturale che cade su quello che capita senza fare nessuna selezione artificiosa.

Questo suo modo particolare di dipingere ha creato non pochi problemi a Caravaggio i cui quadri spesso sono stati rifiutati o tolti dalle chiese ( es: Vocazione di S. Matteo)

Il pio monte della Misericordia invece essendo un’associazione di vocazione Cattolica ma laica addirittura costruisce una cappella affinché il quadro possa esprimere la sua massima bellezza.

Caravage -sept œuvres de miséricorde

Caravage -sept œuvres de miséricorde

Categorie: Italiano, Storia | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

La katakomboj

La tofŝtonaj montetoj, ekde  la praaĝo, sin pruvis adaptaj por subteraj tomboj.

La katakomboj komencis evolui ekde la II-a ĝis la X-a jarcento  (je la II-a jarc. datiĝas la plej antikvaj pentraĵoj).

La kristanismo disvastiĝis ekde la I-a jarc., kaj pri tiu evoluo atestas la previlegioj donitaj de la Imperiestro Konstanteno, ekzemplo estas la konstruo de la Baptejo de Sankta Johano in Fonte.

Pinta esprimo de la frukristana kulturo estas: la Katakomboj de Sankta Ĝenaro  – Sankta Gaŭdiozo kaj Sankta Eŭfebio.

Katakombo de Sankta Ĝenaro

Tiel nomata laŭ la Episkopo de Benevento, martiriĝinta en Pozzuoli en 305. Liaj relikvoj estis transportitaj al Napolo, en la Katakombojn, en la V-a jarcento. Oni  eniras tien tra la Preĝejo de la Bona Konsilo.

La origina kerno estis  nobela hipogeo de kristana familio dum la II-a jarcento. Multnombraj estis la pligrandigaj laboroj, kiu finiĝis en la IV-a jarcento per aldono de dua nivelo da galerioj.

Dumm la V-a jarcento la fideluloj deziris esti sepultitaj apud la Sanktulo, tio necesigis kroman pligrandigon per la malfermo de novaj tombkoridoroj.

La antikvan tombon formas trapezforma salono je kies centro situas baptofonto, kiun volis Paŭlo II.

En 776 okazis la refarbigo de la halo kun la fresko pri la Bapto de Jesuo.

Sude ni trovas la Bazilikon de Agripino datiĝinta je la V-a jarcento. Rimarkindaj estas la pentrajoj bildigantaj la Sanktulon kiu sanigas la Maŭron, verkoj datigitaj je la duono de la IX-a jarcento.

Malantaŭ la vestiblo troviĝas la tomboj.  La supera katakombo datiĝas je la III-a jarcento, ĝin formas du ejoj preskaŭ ortangulaj, inter si kumunikantaj per ŝtuparo. Ke ĉi tombejo apartenis al iu kristana komunumo estas pruvite per fresko de Adamo kaj Evo sur la plafono (de la III-a  jarcento).

Malbone konservita estas  la sceno de du virinoj konstrantaj turon, eltirita el antiva greka dramo “La Paŝtisto de Erme”

La centro de la katakombo estas la kripto de la  Episkopoj.

Ĝi estas dekoraciita per mozaikoj bildigantaj Epikospojn de la V-a jarcento. Rimarkinda tiu de la Episkopo de Kartageno, ronda kampo el oraj mozaikeroj ĉirkaŭas la afrikan Episkopon, rekonebla per la malsama koloro de la mozaikeroj, kiu levas la evangelian libron.

En ĉi sama kripto estis sepultitaj ĉiuj Episkopoj de la V-a jarcento, sed manko de surskriboj ne permesas ilian identigon.

Katakombo de Sankta Gaŭdiozo

Ĝi troviĝas apud la Preĝejo de Sankta Maria della Sanità. Ĝi ŝuldas sian nomon al afrika Episkopo, kiu mortis ekzile en Napolo en 452.

Eblas eniri la katakombon tra pasejo sub la altaro. Oni aliras duoblan vicon de tombkoridoroj, retrovitaj post kian en 1616 la dominikanoj estis fermintaj la pasejon per dekdu altaroj.

Katakombo de Sankta Gaŭdiozo

Ĝi troviĝas apud la Preĝejo de Sankta Maria della Sanità. Ĝi ŝuldas sian nomon al afrika Episkopo, kiu mortis ekzile en Napolo en 452.

Eblas eniri la katakombon tra pasejo sub la altaro. Oni aliras duoblan vicon de tombkoridoroj, retrovitaj post kian en 1616 la dominikanoj estis fermintaj la pasejon per dekdu altaroj.

La tombo de Sankta Gaŭdiozo estas rekonebla per la mozaika epitafo bildiganta la sanktulon.

 

Katakombo de Sankta Eŭfebio

Ĝi ŝuldas sian nomon  al la oka Episkopo de Napolo. La katakomboj estis reelfositaj en 1931. Unu e la du freskoj tie  trovitaj datiĝas je la V-a jarcento (preĝanto kun ruĝa tuniko inter du sanktuloj), la alia pentraĵo reprezentas mortintinon inter la ĉefanĝeloj Mikaelo kaj Gabrielo.

Categorie: Storia | Tag: , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Napoli – gli ultimi decenni da capitale –

L’immagine di Napoli durante la seconda restaurazione Borbonica risulta senza dubbio deludente.

Ferdinando tentò di adottare una politica conciliare con la borghesia, assecondando l’ascesa politica e sociale, con l’intento di mettere fine al forte isolamento nel quale era caduta la dinastia dei Borboni.

Ciò non avvenne ed in breve tempo scoppiarono i primi moti, che ebbero come protagonisti inizialmente la provincia e successivamente il centro della città.

Il breve regno di Ferdinando I impostato sulla neutralità non riuscì a risolvere i problemi di degrado ambientale che affliggevano la Napoli antica.

Un quadro della Napoli addormentata dalla restaurazione è data da Stendhal che con la sua opera “Roma Napoli Firenze” racconta le condizioni in cui giaceva Napoli. E che esprime al meglio il fascino che ebbe Napoli  sull’autore.

Ferdinando II salì al trono appena ventenne nel 1830, cercò di discutere i rapporti con i politici e gli intellettuali, che trovarono un discreto sostegno in quella crescita culturale.

Napoli divenne un discreto centro di vita sociale con la comparsa di numerosi teatri.

Ci fu il ritorno degli esuli , scappati dalla repressione Borbonica , tra cui Antonio Ranieri che con la sua opera “stato delle lettere a Napoli in Sicilia” descrive la vita politica e culturale della capitale (1883)

Fiorirono numerose riviste che si ponevano come obbiettivo l’educazione della popolazione all’amore per la patria. L’editoriale che ebbe maggiore successo fu “il progresso” di Giuseppe Ricciardi.

G.Ricciardi   riteneva il progresso alla base dello storicismo , che innesca il fenomeno che ci porta ad affermare che oggi è meglio di ieri.

Numerose furono le critiche mosse da Leopardi che sosteneva che il progresso non potesse giovare all’uomo in quanto questo cerca solo la felicità.

Vi è inoltre la produzione memorialistica di protagonisti del risorgimento, testimoni che patirono nelle galere borboniche tra cui Guglielmo Pepe, che nella sua opera “memorie”-1848- accusa la forte repressione Borbonica.

Luigi Settembrini , con la sua opera  “ricordanze della mia vita” -1879-  di carattere autobiografico , descrive come la repressione borbonica colpisse gli intellettuali , e dell’associazione fatta dai Borboni insegnare=cospirare, in quanto i reali avevano intuito la pericolosità dell’attività degli intellettuali.

Nonostante segnali di ripresa culturale e rinnovamenti di opere pubbliche, la disoccupazione e il sovrappopolamento gravarono sul regno .

Tra il 1836-1837 ci fu una grande crisi di colera.

Nel 1859-60 salì al trono francesco II , anno della spedizione dei mille e dell’arrivo di Garibaldi nel Regno delle due Sicilie con l’intento di conquistarlo in nome di Vittorio Emanuele.

Con l’annessione al regno Sabaudo e Vittorio Emanuele Re la città voltò pagina.

Categorie: Italiano, Storia | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 2 commenti

Napoli tra due secoli – Laica Sacralità –

La festa di Piedigrotta del 1860 fu segnata dall’ingresso a Napoli, di Garibaldi e degli esuli del 1848.  – tra cui Matilde Serao –

Immagine

Matilde Serao nonostante la mancata scolarizzazione infantile, riuscì a diplomarsi e lavorare presso i telegrafi di stato.

Avviata alla carriera giornalistica dal padre, fu la prima donna ad affermarsi in Italia come giornalista.

Nel 1885 fondò il “Corriere di Roma” dopo il fallimento di quest’ultimo si trasferì a Napoli per dirigere il “Corriere di Napoli” e per dar vita nel 1892 a “il Mattino”.

Nel 1904 lasciò la redazione del mattino e divorziò dal marito, e fondò un nuovo quotidiano,

“il Giorno” a cui lavorò fino alla fine dei suoi giorni.

Altro protagonista della scena napoletana fu Benedetto Croce.

Immagine

Benedetto Croce nacque a Pescasseroli nel 1866, fu iscritto al collegio fondato da Padre Ludovico da Casoria, in collegio ebbe occasione di incontrare Francesco De Sanctis.

B.Croce proseguì gli studi presso l’istituto Genovesi. Nel 1883  durante la villeggiatura ad Ischia a causa di un incidente gli morirono i genitori e i fratelli, meno che uno perché era in collegio

Guarito dalle ferite corporali ma segnato nello spirito B.Croce con il fratello si trasferì a Roma , dove si avviò agli studi di giurisprudenza che mai concluse. Nel 1886 ritornò a Napoli.

Nel 1990  assunse l’incarico di amministratore di scuole medie e elementari.

Nel 1903 fondò la rivista “La Critica” in seguito pubblicò, “ La letteratura della Nuova Italia”.

Nel 1910 ormai letterato affermato fu nominato Senatore del Regno. Alla vigilia della prima grande guerra Croce figurava tra gli interventisti. Con la sua rivista intraprese una battaglia per la difesa della cultura europea.

Nel 1920 Giolitti scelse Benedetto Croce come ministro della pubblica istruzione.

Alla fine dell’esperienza ministeriale Croce riprese gli studi , appena primi della crisi del 1922 e arrivo del fascismo.

Nel 1925 scrisse  il manifesto degli intellettuali antifascisti.

Croce partecipò a tutte le sedute del senato per contrastare le leggi che minavano la libertà-

L’attività politica di B.Croce terminò con il voto contrario al cocordato, ciò nonostante continuò indirettamente con il quotidiano “ La Critica”.

Nel 1947 nella sua casa, venne inaugurato, “Istituto Italiano per gli Studi Storici”, nel  1948 divenne direttore dell’istituto Suor Orsola Benincasa. Morì nel 1952

Il periodo tra 800 e900 fu il periodo della “nuova religione” , dove con il termine laico non è più sinonimo di anticristiano.

Personaggio che esprime bene il concetto di santità laica è Giuseppe Moscati.

Immagine

Giuseppe Moscati nasce a Benevento nel 1880 , per motivi lavorativi del padre Giuseppe Moscati si trasferì inizialmente ad Ancona e poi a Napoli. La famiglia moscati era legata alla Volpicelli, e lo stesso Giuseppe ricevette la prima comunione nella chiesa delle Ancelle del Sacro Cuore.

Finite le scuole primarie si diplomò nel liceo classico – “Vittorio Emanuele” –

Nel 1897 si iscrisse alla facoltà di medicina e poco dopo perse il padre a causa di un emorragia cerebrale.

Nel 1903 si laureò e iniziò a a lavorare presso l’ospedale “gli incurabili”.

Nel 1914 perse la madre a causa del diabete. Nel 1922 G. Moscati fu il primo a Napoli a promuovere l’uso dell’insulina.

Nel 1917 rifiutò la cattedra di chimica all’università di Napoli , nel 1919 divenne primario dell’ospedale “Gli Incurabili”.

Giuseppe moscati dedicò la sua vita interamente alla cura dei malati, soprattutto i più poveri. Morì nel 1927 nel suo studio.

Fu santificato nel 1987 da Papa Giovanni Paolo II , anno in cui si discuteva della vocazione e dei missionari laici nella chiesa e nel mondo.

Moscati fu sempre coerente con le sue idee, partecipava alla messa con abiti laici , con i pazienti parlava di religione, pur vivendo in un periodo dove l’anticlericalismo e l’anticristianesimo la facevano da padroni, mai nascose la sua fede.

Nel 1927 assistette ad un congresso medico tenuto da Leonardo Bianchi , famoso per il suo anticlericalismo – fino al punto di tenere una conferenza contro Cristo –

Al termine della conferenza L. Bianchi fu colto da malore e non potendo parlare cercò lo sguardo di Moscati, che gli suggerì parole di conforto e gli fece amministrare i sacramenti da un prete.

Categorie: Italiano, Storia | Tag: , , , , , , , | 1 commento

Dalla fine del regno Borbonico all’unità d’Italia

L’ambiente intellettuale femminile napoletano  di metà ottocento fu caratterizzato dalla presenza di Paolina Caraven de la Ferronays  e Teresa Filangieri  – quest’ultima discendente della nobiltà Normanna in quanto figlia del generale Carlo Filangieri e moglie del Duca di Roccapiedimonte .

Teresa Filangieri e Paolina Caraven , destinarono alla beneficenza il ricavato degli spettacoli teatrali, si impegnarono a raccogliere dalla strada i giovani , insegnandogli le basi della letteratura e della scrittura, educandoli nelle loro case come domestici e giardinieri così da assicurargli un futuro rispettabile.

Nel 1861 Teresa Filangieri  perse la figlia Lina, successivamente fu nominata patrona dell’”istituto Strachan” – convitto per fanciulle non vedenti –

Nel 1873 in occasione del colera le fu dato l’incarico di organizzare cucine gratuite.

Nel 1880 realizzò il primo ospedale pediatrico/chirurgico in Italia , intitolato alla figlia morta.

Oltre ad essere fondatrice laica di opere di carità , la Filangieri fu anche scrittrice. Morì nel 1909.

Una figura importante fu Padre Francesco da Casoria,  nato nel 1814, dopo l’ordinazione sacerdotale si dedicò agli infermi .  – seguendo l’esempio di Matteo Ripa che fondò il collegio per la formazione del clero cinese,e orientale che dopo l’unità d’Italia divenne “Collegio Asiatico” e nel 1888 “Istituto Orientale”  l’attuale università. –

Immagine

Nel 1854 si dedicò al recupero dei bambini africani venduti come schiavi.

I bambini venivano portati in convento e avviati ad una formazione cristiana.

In quest’iniziativa Padre Francesco da Casoria coinvolse anche Federico II  che espropriò l’edificio accanto al convento così da permetterne l’ampliamento.

Tra le altre sue fondazioni ricordiamo “l’ospizio Marino” di Via Posillipo , “l’istituto per sordomuti” e l’ordine dei Frati Bigi e delle suore Elisabettine.

Immagine

Nel 1871 Padre Ludovico da Casoria fu chiamato ad Assisi per la fondazione dell’ Istituto Serafico per non vedenti e sordomuti, in cui rimase come direttore fino al 1881

–          l’azione educativa a Napoli per i sordomuti iniziò nel 1788 con una scuola ad opera dell’Abate Benedetto Cozzolino,  e fu la prima scuola pubblica riconosciuta in Italia  –

–          In Italia l’istruzione per i sordomuti divenne obbligatoria solo nel 1923.

Nel 1885 Padre Ludovico da Casoria morì e fu sepolto nell’Ospizio Marino.

–          Nel 1993 Papa Giovanni Paolo II lo proclamò Beato. –

Amica e discepola di Padre Ludovico da Casoria fu Caterina Volpicelli  che nella metà del XIX secolo fondò una congregazione religiosa che non prevedeva la vestizione canonica che accoglieva anche donne sposate.

Caterina Volpicelli nacque nel 1839,  ricevette l’istruzione nelle migliori scuole napoletane, fu allieva di Leopoldo Rodinò – scuola di Basilio Puoti-

Nel 1855 conobbe Ludovico da Casoria che cercò invano di inserirla in qualche ordine religioso.

Nel 1864 secondo la tradizione delle bizzoche , si consacrò e si dedicò all’ “apostolato della preghiera” pratica diffusissima in Francia, lopera della Volpicelli attirò altre adesioni e l’attenzione delle Oblate del Sacro Cuore di Montluçon che ritenevano l’azione della Volpicelli  come appendice napoletana dell’opera Francese. A questo si oppose Sisto Riario Sforza, arcivescovo di Napoli che sottolineava la napoletanità delle opere di Caterina Volpicelli .

Nel 1872  Caterina Volpicelli   fondò  l’istituto delle Ancelle del Sacro Cuore con una nuova struttura interna:

–          Ancelle – comunità centrale

–          Piccole Ancelle – potevano vivevano in famiglia

–          Aggregate – che condividevano la missione seppur sposate

Una congregazione senza abito religioso che ottenne il Decretum Laudis dalla santa sede nel 1890.

Nel 2001 il papa Giovanni Paolo II la proclamò Beata.

Amico di Ludovico da Casoria  fu Bartolo Longo, il fondatore del santuario di Valle di Pompei.

Bartolo Longo nacque nel 1841 in provincia di Brindisi, si trasferì a Napoli per terminare gli studi di giurisprudenza.

Il forte anticlericalismo diffuso nelle sedi universitarie condizionò fortemente B. Longo.

In seguito ad amicizie con ferventi cattolici , ritornò ad una convinta vita cristiana.

Grazie alla conoscenza con la Volpicelli conobbe Ludovico da Casoria e Marianna Fernararo – vedova del conte De Fusco che aveva numerosi possedimenti nella valle di Pompei –

Bartolo Longo si offrì di essere precettore dei figli della contessa e di amministrare i beni, dopo pochi anni si sposarono.

La valle di Pompei in seguito allo straripamento del Sarno era in condizioni malsane.

Bartolo Longo decise di evangelizzare i contadini attraverso la pratica del rosario.

Nel 1875 Longo portò a Napoli un quadro della Madonna del Rosario, che divenne meta di pellegrinaggio date le qualità taumaturgiche.

La sua fama divenne tale che fu necessario costruire un nuovo tempio; l’attuale basilica di Pompei.

Immagine

Nel 1926 Bartolo Longo morì e nel 1980 fu beatificato.

Categorie: Italiano, Storia | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 3 commenti

Napoli – istruzione al femminile – XIX secolo

Nel 1806 si ha l’occupazione francese del regno di Napoli, il nuovo sovrano Giuseppe Bonaparte, fece diverse riforme  ma con risultati deludenti , poiché aveva come guida il modello francese , che in Italia era difficilmente applicabile.

A Giuseppe Bonaparte successe Gioacchino Murat 1808 che dichiarò l’istruzione obbligatoria in tutto il regno , partendo dal disegno di Giuseppe Bonaparte .

Murat sosteneva che l’istruzione fosse un diritto sia maschile che femminile.

Con il passare del tempo la richiesta di scuole femminili aumentò e si delineò la figura della maestra.

Nel 1799 si parlò di educazione femminile , ma con il fallimento repubblicano non ci furono risultato concreti.

Giuseppe Bonaparte provvide all’educazione delle dame costruendo una casa di educazione per ogni provincia – Istituzione Reale –

Successivamente Murat rinomina l’istituzione reale in Real Casa Carolina – in onore alla moglie –

Gli educandi femminili furono i primi in Italia ed erano indirizzati alle figlie di famiglie aristocratiche  che vedevano con simpatia le scuole soprattutto per l’impegno attivo della regina Carolina.

Successivamente venne aperto un nuovo educando e furono rinominati tutti in Real Casa ai Miracoli.

Con la nascita degli educandi aumentarono le iniziative civili e religiose aperte alle donne. Nacquero alcuni ordini religiosi tutti al femminile.

Ci si avviò così verso la nascita di un nuovo ceto culturale e intellettuale femminile che ha caratterizzato la storia napoletana del XIX secolo .

Categorie: Italiano, Storia | Tag: , , , , , , | Lascia un commento

Napoli nel secolo dei lumi

Napoli nel XVIII secolo fu segnata da una forte religiosità popolare, basta pensare ad Alfonso Maria de Liguori. (169-1788) che stravolse l’azione missionaria.

Alfonso Maria de Liguori  nacque a Marianella (attuale Via Pietro Castiglione ) si rivelò ben presto bravissimo negli studi giuridici, diventando uno dei più importanti giureconsulti napoletani.

Nel 1715 aderì alla Pia Unione dei Dottori fornendo assistenza ai malati dell’ospedale degli Incurabili.

Dopo dieci anni di brillante carriera, decise di lasciare la professione e abbracciare il ministero sacerdotale.

Ordinato prete nel 1726, per motivi familiari  rinunciò ad entrar a far parte dell’ordine degli Oratoriani – fondato da  – Filippo Neri –

Alfonso Maria de Liguori si dedicò alle classi meno abbienti, e divenne un innovatore dei metodi della predicazione, grazie alle sue capacità oratorie e all’utilizzo del dialetto. ( Da ricordare è l’inno natalizio “tu scendi dalle stelle” redatto in napoletano )

Nel 1732 fondò la congregazione del SS. Redentore con l’obbiettivo di evangelizzare le popolazioni più abbandonate.

Nel 1762 fu nominato vescovo di S. Agata dei Goti.

Nel 1775 dovette ritirarsi dall’attività ecclesiale per motivi di salute, a Pagani morì nel 1781.

Nella Napoli popolare di Alfonso Maria de Liguori è originaria la prima santa napoletana, Anna Maria Rosa Nicoletta Gallo.

Anna Maria Rosa Nicoletta Gallo nacque a Napoli nel 1715 e la sua vocazione fu evidente, ma ostacolata dalla famiglia, che voleva per lei un matrimonio con la speranza di crescita sociale.

Sotto la guida in un frate S. Giovan Giuseppe della Croce,  a sedici anni , aderì all’ordine Francescano , prendendo il nome di Maria Francesca delle Cinque Piaghe.

La santa visse la sua vocazione come una bizzoca, professando i voti senza allontanarsi dal mondo.

Maria Francesca delle Cinque Piaghe ebbe un grande effetto sui napoletani di qualsiasi ceto sociale.  – Morì nel 1791 –

Negli ultimi anni di vita Anna Maria Rosa Nicoletta Gallo ebbe come confessore Francesco Saverio Maria Bianchi, nato ad Arpino nel 1743 e morì nel 1815 a Napoli – beatificato nel 1893 da Papa Leone XIII , santificato nel 1951 da Papa Pio XII –

Francesco Saverio Maria Bianchi  aveva conosciuto e seguito le orme di Alfonso Maria de Liguori.

Nel 1762 entrò a far parte dell’ordine dei Bernabiti , impegnati all’istruzione dei giovani.

Nel 1767 divenne sacerdote, poco dopo fu trasferito a Napoli dove ebbe incarichi prestigiosi , tra cui l’insegnamento all’università, ciò nonostante riuscì ad essere vicino al popolo più povero.

Nel 1799 la rivoluzione Giacobina ebbe come eroina  Eleonora Fonseca Pimentel, nata nel 1752 a Roma ma presto si trasferì a Napoli.

Fu una poetessa molto apprezzata  dai sovrani,  fu la fondatrice del giornale rivoluzionario : “ Monitore Napoletano ” nel quale esponeva la propria contrarietà  ai Borboni, ma non riuscì a coinvolgere il popolo.

Nello stesso 1799 il tentativo repubblicano fallì e Eleonora Fonseca Pimentel fu condannata a morte.

Immagine

Categorie: Italiano, Storia | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Napoli in età moderna.

L’età moderna a Napoli viene identificata con la venuta di Alfonso d’Aragona che riuscì nel 1492 a strappare il regno di Napoli a Renato d’Angiò e riunire politicamente Napoli con il regno di Sicilia.

Uno dei primi interventi fu la ricostruzione di Castel Nuovo ,  che fu  trasformato in fortezza dalla struttura possente, con torri in piperno e basamenti a scarpa, per impedirne la scalata. Il terrazzamento merlato che consente l’uso della moderna artiglieria, e l’arco di trionfo che rappresenta l entrata trionfale di Alfonso d’Aragona.

Immagine

Nel 1497 ad opera dell’arcivescovo Alessandro Carafa si ha il ritorno delle reliquie di S. Gennaro , il cardinale Oliviero Carafa (fratello di Alessandro) avviò la realizzazione della cripta sotto l’altare maggiore, che risulta una delle maggiori opere architettoniche del rinascimento napoletano.

 Immagine

 Il regno aragonese durò fino al 1503 dove in seguito alla guerra franco-spagnola Napoli divenne un viceregno spagnolo.

Viceregno che terminerà dopo 2 secoli, non per questo Napoli rallentò la crescita urbanistica, artistica e culturale, restando una grande capitale Europea.

Nei primi decenni del 1500 importante fu l’impronta di  Maria Longo

Maria Longo , vedova intenzionata a dedicare la propria vita al servizio degli infermi , dopo essere stata miracolosamente curata da S. Gaetano fondò la chiesa e l’ospedale Santa Maria del Popolo degli Incurabili che divenne uno dei maggiori ospedali del mezzogiorno, oltre che una prestigiosa scuola di medicina.

Immagine

Nel 1535-36 Napoli ospitò Carlo V e con il viceré don Pedro de Toledo cominciò una sorta di rinascimento napoletano, periodo di grande crescita soprattutto culturale.

Non trascurabile è la presenza culturale delle donne soprattutto Orsola Benincasa che con le sue opere caratterizzò l’età vicereale.

Orsola Benincasa ricevette la prima educazione in casa da parte del fratello che si diede da fare  per dargli una conoscenza biblica e delle sacre scritture.

Quando manifestò le sue doti mistiche fu posta al centro dell’attenzione del popolo , cosa che non la distrasse dalla sua vita retta e dedita al lavoro (stesura di drappi).

Nel 1579 dato il suo vivere esemplare l’autorità ecclesiastica gli permise di allestire una cappella nella propria abitazione.

Nel 1581 con l’abate Gregorio Navarro realizzò sulla montagna di S. Martino un ritiro con accanto la chiesa dell’Immacolata Concezione, il ritiro aveva lo scopo di creare una comunità di laici che con l’aiuto di sacerdoti potessero riformare la chiesa.

Orsola espose la propria idea a Gregorio XIII che la consegnò al tribunale dell’inquisizione .

Fu estromessa dalla propria fondazione , solo in seguito vi fece ritorno con l’apertura di un educandato femminile sul colle S. Elmo, opera che riscosse molto successo tra le famiglie aristocratiche.

Prossima alla morte O. Benincasa dettò le regole per un romitorio che doveva accogliere 33 vergini in una comunità di clausura.

In seguito alla morte di Orsola ci furono diversi tentativi di costruire il  romitorio , che  fu ultimato solo mezzo secolo dopo , alle pendici di S. Martino

1606  risale l’inizio della costruzione della cappella di S. Gennaro , nello stesso anno  Caravaggio dipinse le “sette opere di misericordia”

Caravaggio_-_Sette_opere_di_Misericordia_(1607,_Naples)_Copia

opera con il quale il pittore mostra la quotidianità partenopea , solo in seguito fondò la scuola pittorica dei caravaggisti ( caravaggisti degli di nota furono Artemisia Gentileschi e Annella di Massimo )

1604 fondazione di una confraternita di nobili che raccoglievano elemosina per celebrare messe per le anime del purgatorio.

Iniziativa che riscosse notevole successo da permettere la costruzione della chiesa S. Maria delle Anime del Purgatorio nota per il suo cimitero e per la cura e preghiere dei resti umani che conteneva, pratica che degenerò in superstizione che portò l’autorità ecclesiastica a chiudere diversi ossari della città tra cui il cimitero delle fontanelle.

Categorie: Italiano, Storia | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , | 3 commenti

La Napoli Cristiana

Agli albori del cristianesimo è la religiosità al femminile ad avere un ruolo importante.

Una leggenda vorrebbe Napoli come prima città cristiana.

S. Pietro si sarebbe fermato a Napoli durante il viaggio da Antiochia a Roma, dove avrebbe fondato la chiesa, nel luogo ricordato dalla basilica di S. Pietro ad Arem.

Nel soggiorno a Napoli S. Pietro avrebbe convertito Candida, che gli avrebbe presentato Aspreno , primo vescovo della città dopo essere stato miracolosamente guarito.

Importante è il tentativo di attribuire a Napoli la primogenitura in occidente della fede cristiana.

Basta tener conto che già nel IV secolo a Napoli fu edificato il primo battistero “S. Giovanni in Fonte” che precederà quello romano di “S. Giovanni in Laterano”.

1_Copia

Le origini della chiesa a Napoli durante il secolo I sarebbero confermate dalla diffusione che ebbe “il pastore di erme” , scritto apocalittico che ebbe grande fortuna nei secoli della diffusione del volgare.

Testo che in epoca Traianea avrebbe ispirato la realizzazione di uno dei più antichi affreschi paleocristiani presenti a Napoli  nelle catacombe  di S. Gennaro.

Catacombe_Di_San_Gennaro-visite-guidate_1

La vicinanza a Pozzuoli che già quando vi approdò s. paolo – 61dc- nel suo viaggio verso Roma , vantava di una fiorente comunità cristiana e  la posizione di Napoli come città aperta al progresso, giustificherebbero la presenza cristiana già in età apostolica.

Nonostante l’importanza delle origini della tradizione cristiana napoletana legata  direttamente a S. Paolo, la Napoli vicereale sentì la necessità di una ri-fondazione cristiana della città, ad opera della vergine S.Patrizia, di cui si hanno po che informazioni , se non la tradizione e la memoria ancora presente , tra cui le reliquie custodite dal XIX secolo nella chiesa di San Gregorio Armeno.

Anche S. Patrizia come S. Gennaro liquefa il sangue ma non per martirio ma per eccessiva devozione.

C’è chi sostiene che il mito della devozione della santa potrebbe avere origini ai tempi della controriforma protestante aggiungendo valore alla tradizione e al culto.

La costruzione del mito di S. Patrizia fa emergere la “sete di sacro” che fin dal medioevo ha portato Napoli ad accaparrarsi santi non suoi.

Lo stesso S. Gennaro  (martire del IV secolo) patrono della città non è propriamente napoletano,  fu decapitato a Pozzuoli quando era vescovo di Benevento. Le reliquie traslarono nelle catacombe a lui dedicate solo nel V secolo.

Restituta  è una martire africana, la cui leggenda vuole che le sue spoglie fossero arrivate ad Ischia a bordo della stessa nave che gli avrebbe fatto da patibolo.

Napoli ha cercato di accaparrarsi santi anche se non propri perché nella bi-millenaria tradizione cristiana non conta martiri.

Il medioevo napoletano ha visto la fondazione della prima università statale della storia nel XIII ad opera di Federico II di Svevia .

A frequentare quest’università fu Tommaso d’Aquino .

Tommaso nacque dal conte d’Aquino  e da bambino fu avviato agli studi dai monaci Benedettini dell’abbazia di Montecassino ,

in seguito alla trasformazione di questa in fortezza militare si trasferì a Napoli.

Nel 1244 entrò a far parte dell’ordine domenicano, nel 1245 si trasferì a Parigi e successivamente a Colonia.

Dopo l’esperienza tedesca insegnò teologia allo “studium” napoletano. In quest’ultimo periodo scrisse le sue memorie conservate nella basilica di S. Domenico Maggiore, -Napoli- dove il crocifisso gli avrebbe parlato e si sarebbe congratulato per la sua opera.

800px-SanDomenicoMaggioreNaples-2_Copia

Tommaso morì nel 1274  a Fossanova mentre andava a Lione per il concilio indetto da Papa Gregorio IX.

Categorie: Italiano, Storia | Tag: , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Napoli tra mito e leggenda

Solitamente si fa risalire al VIII – IX secolo la fondazione di Napoli ad opera di coloni Greci,

Napoli era abitata da popolazioni autoctone che ospitavano il sepolcro della Sirena Partenope (che diede il nome alla città).

Questo è il segno della presenza di culti femminili presenti su tutto il litorale da Cuma – Miseno fino a Sorrento.

La tradizione vuole che le sirene abitassero li Galli (isolotti vicino la spiaggia di Positano).

Immagine

Il luogo di sepoltura della Sirena contrassegnò la fondazione della città nuova – Neapolis –

Secoli dopo si ebbe lo spostamento del sepolcro di Partenope sul colle Caponapoli, che divenne luogo per la collocazione si miti fondativi –

Partenope fu generata dal dio fiume Acheloo e dalla madre Persefone, contenendo in sé simboli rimandanti ad elementi primari –  cielo – terra – acqua – sottosuolo –

Il luogo dove si trova il sepolcro della Sirena non è noto. (essendo un mito)

Nel V secolo dopo la nascita di Neapolis , La tradizione vuole che il sepolcro si trovi a Caponapoli.

Secondo un’altra tradizione  il sepolcro sorse dove oggi si trova la chiesa di s.Giovanni Maggiore (dove su una lapide del IX  – X secolo troviamo un’invocazione alla protezione , alla sirena Partenope)

Altri ritengono che il sepolcro si trovi nel basamento del tempio dei Dioscuri (dove c’è attualmente la basilica di S.Paolo a piazza S.Gaetano)

il mito della metamorfosi della sirena nel paesaggio offre un collegamento a quelli che sono gli elementi primari.

Il mito vuole che la Sirena si sia adagiata sul golfo , e la si può vedere osservando il panorama da Caponapoli  fino al promontorio di Posillipo.

Mito nato dagli ideali greci di venerazione della natura, che conduce al culto del paesaggio, dato distintivo di Napoli che vanta come segno peculiare, non un monumento o giacimento archeologico , o manufatto opera di uomini , ma la veduta panoramica del golfo.

Proprio questa discendenza Greca ha influenzato positivamente e negativamente lo stile di vita dei Napoletani,

con atteggiamenti che permangono anche oggi – intelligenza, rispetto , amore per il sapere, per la vita all’aperto, per la conversazione, per l’approccio immediato ai rapporti interpersonali, la concezione della città al solo territorio urbano , distinguendo la campagna come luogo dei cafoni –

Un altro esponente della mitologia della zona Flegrea è la Sibilla Cumana , giunta da Creta dove sarebbe stata Amaltea , la mitica capra che nutrì Zeus,  e in quanto nutrice  pre-esistente al Re degli Dei.

 Immagine

Categorie: Italiano, Storia | Tag: , , , , , , , , | 3 commenti

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.