Letteratura

Urbanistica, Industria, della Napoli post unitaria

Napoli dopo l’unità d’Italia subì una profonda crisi, perdendo parte dell’identità della città che fino a pochi anni prima era stata capitale.

Con la perdita del ruolo di capitale , Napoli faticò a trovare una stabilità politica, e furono frequenti i commissariamenti .

Negli anni 70-80 Napoli divenne un caso nazionale grazie al diffondersi dell’epidemia di colera.

Nonostante Napoli avesse un porto con un grande commercio,  fosse un importante centro universitario, avesse prestigiosi monasteri, e la presenza di una nobiltà e borghesia colta, non riuscì  a fungere da motore per il mezzogiorno .

Il tessuto produttivo era minimo, gli insediamenti industriali erano concentrati nella zona orientale della città. Fu scelta la zona orientale perché vicina alla ferrovia (dove in seguito furono costruite  piazza Garibaldi, Via Foria e Piazza Carlo Terzo ) , perché trovandosi fuori dalle mura non bisognava pagar alcun dazio, e il suolo pianeggiante era particolarmente favorevole all’edificazione di capannoni e fabbriche. Grazie a questi fattori favorevoli ci fu un proliferare di concerie di pellami ( rinomate per la produzione di guanti, spesso lavorati a cottimo in maniera domiciliare) ,via date soprattutto  dalla presenza dell’esercito e dal regime di forte protezionismo.

I capitali investiti e gli imprenditori erano quasi tutti esteri – es Armstrong a Pozzuoli industria britannica che costruiva armi per forze armate di tutto il mondo – perché vedevano in Napoli una grande fonte di guadagno, data la mancanza di concorrenza.

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Gli imprenditori locali era possibile trovarli a capo di concerie o nel settore della trasformazione dei prodotti alimentari ( pastifici) o sartorie.

Tra il 600 e il 799 A Napoli troviamo una classe intellettuale di altissimo livello che partecipa attivamente alla vita politica del regno elaborando soluzioni ai problemi  politici e civili .

Dopo l‘unità d’Italia gli  intellettuali napoletani passano in secondo piano risentendo della vicinanza di Roma. (nonostante la presenza di personalità di spicco come De Sanctis e Croce)

A gravare ulteriormente sulla Napoli post unitaria fu la crisi urbanistica e demografica che impedì alla città di spiccare il volo e di trasformarsi in città moderna.

I progetti che vengono discussi nel primo quindicennio dopo l’unità sono progetti del periodo Borbonico (dato l’avvicendarsi di commissariamenti)

–          L’apertura di una strada da sud a nord , che passasse per il centro della città nei pressi del duomo     –    Via Duomo

–          La creazione del Corso Maria Teresa, in seguito  Corso Vittorio Emanuele  che fu iniziato in epoca Borbonica e terminato dopo l’unità!

Nell’ultima fase Borbonica  si pensò alla creazione assi viarie che rendessero possibile la circolazione da nord a sud con sopraelevate che rendessero facile l’attraversamento.

Il Corso Vittorio Emanuele e Via Duomo nascono proprio per soddisfare questa necessità.

–          La costruzione di un acquedotto con il convogliamento delle acque del Serino ( i lavori iniziarono successivamente all’unità d’Italia e proseguirono fino al risanamento ) in sostituzione delle vasche di raccolta e dei pozzi .

–          Costruzione di una strada litoranea ,  (S.Lucia – Mergellina e posillipo.)

Prima della costruzione delle già citate strade, vi era una zona costiera a strapiombo sul mare , il suolo fu trasformato in strada e reso percorribile.

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Si formò la Riviera di Chiaia , strada di rappresentanza che identificava il quartiere nobiliare.

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Napoli e Letteratura Nazionale

Tra quelli che avevano a cuore l’Italia troviamo Luigi Settembrini,

da giovane studiò nella scuola di Basilio Puoti – fondata nel 1825-

in quanto purista Settembrini si sforzava di lavorare alla lingua italiana,  ritenendo che avere un unica lingua significasse costruire un identità culturale e politica unica.

Il 6 novembre 1863 venne nominato senatore.

Tra il  1866 – 1872 vennero pubblicati i tre volumi dell’opera “Lezioni di letteratura italiana”.

Dopo l’impegno della stesura della sua letteratura italiana il Settembrini lavorò ininterrottamente ad un’altra importante opera, “le Ricordanze della mia vita”, che verranno pubblicate postume da  Francesco De Sanctis. sono divise in due parti: una prima , che  giunge fino al 1848, e una seconda, che raccoglie gli scritti degli anni 1849-1859. Le altre sue opere vennero pubblicate  in un volume, solo dopo la sua morte: gli “Scritti vari di letteratura politica ed arte” e l’”Epistolario”, rispettivamente nel 1879 e nel 1883, i “Dialoghi” e gli “Scritti Inediti” nel 1909. Tra le altre sue opere si ricorda l’Elogio del marchese Basilio Puoti del 1847

Gli intellettuali del Regno delle due Sicilie erano molto influenti nel dibattito nazionale , e spingevano affinché si superasse l’immagine di un regno caratterizzato esclusivamente da bellezze naturali o di un paradiso abitato da diavoli.

Basilio Puoti fu affiancato da Manzoni e i due lavorarono alla creazione e distribuzione delle prime grammatiche in italiano.

Puoti ricorda due grandi critici, Leopoldo Rodinò e  Francesco De Sanctis,

nel 1839 De Sanctis  iniziò a tenere delle lezioni a vico Bisi , attuale via Nilo, e successivamente alla scuola militare in via S. Giovanni a Carbonara.

Nel 1848 le sue idee liberali lo portarono ad essere arrestato e condannato a tre anni di carcere nel Castel dell’Ovo.

Entrò nel governo provvisorio di Garibaldi ,  e nel periodo post-unitario fu il primo ministro dell’istruzione.

Lavorò intensamente e si battè contro le prime forme di ingiustizia e corruzione.

Morì il 29 dicembre 1883, il suo corpo fu imbalsamato , ma non fu sepolto se non dopo nove anni, in una cappella del cimitero di Napoli.

Nel 1892 si dispose la sepoltura in una tomba con busto marmoreo, nello stesso anno anche il comune  di Napoli fece realizzare un monumento per commemorare la scomparsa, solo successivamente sorsero lapidi e monumenti in ricordo di De Sanctis in tutta Italia.

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Leopardi a Napoli

Il soggiorno di Giacomo Leopardi a Napoli durò dal 1833 al 1837, motivato non solo dalle esigenze di salute ma anche dalla sua grande amicizia con Antonio Ranieri.

Leopardi già nel 1827-1828  a Firenze aveva assaporato il piacere della “conversazione napoletana” grazie alla frequentazione con artisti partenopei.

A Firenze , Alessandro Poerio presentò, Antonio Ranieri a Leopardi.

Tra i due nacque una grande amicizia che nel 1830 li portò a trascorrere cinque mesi insieme a Roma.

Nel 1832 Ranieri tornò a Napoli ,sua città natale  e tra i due cominciò una fitta corrispondenza.

Il 2 ottobre 1883 Leopardi raggiunse Ranieri a Napoli sperando che il clima mite della città gli giovasse alla salute. I due alloggiarono in via S. Mattia n° 88 al secondo piano di Palazzo Berio nei pressi di piazza S. Ferdinando.

Nei giorni successivi all’arrivo, Leopardi scrisse una breve lettera al padre : “…giunsi qui felicemente cioè senza danno e senza disgrazia. La mia salute del resto non è gran cosa e gli occhi sono sempre del medesimo stato. Pure la dolcezza del clima, le bellezze della città e l’indole amabile e benevola degli abitanti mi riescono assai piacevoli”.  entusiasmo che ben presto finì, a causa dei rapporti non idilliaci con gli intellettuali partenopei, che non perdevano occasione per deriderlo e chiamarlo “o’ranavuottolo” – Il ranocchio- ogni qual volta lo vedevano seduto al tavolino del bar “Due Sicilie” di cui Leopardi era assiduo frequentatore.

Dopo  due mesi, Leopardi e  Ranieri si trasferirono  in Via Santa Maria Ogni Bene n. 35 nel quartiere Vomero, dove si poteva respirare “la migliore aria di Napoli”.  Alla vigilia del trasloco vi fu il sequestro delle “Operette Morali”.

Durante gli anni trascorsi a Napoli , Leopardi si dedicò alla stesura dei “Pensieri”, di lì a poco le condizioni di salute del poeta peggiorarono e,quando a Napoli scoppiò l’epidemia di colera,  Leopardi si recò con Ranieri nella Villa Ferrigni a Torre del Greco, dove rimase dall’estate di quell’anno al febbraio del 1837.

Durante il soggiorno vesuviano Leopardi si dedicò all’opera “La Ginestra o fiore de deserto”, una delle liriche più famose, in cui esprime l’attaccamento alla vita e giudica la natura tiranna.

Nel  1837 ritornò a Napoli con il Ranieri, ma le sue condizioni peggiorarono  ed il 14 giugno di quell’anno morì improvvisamente, dopo essersi sentito male al termine di un pranzo.

Secondo la testimonianza di Antonio Ranieri, Leopardi morì alle ore 21 fra le sue braccia e le s ultime parole furono “Addio, Totonno, non veggo più luce”.

Successivamente Ranieri pubblicò un necrologio sul giornale “Il progresso”.

Leopardi morì  all’età di 39 anni, in un periodo in cui il colera stava colpendo la città di Napoli.

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Grazie ad Antonio Ranieri, che fece interessare della questione il ministro di Polizia, le spoglie di Leopardi , non furono gettate in una fossa comune, come le severe norme igieniche richiedevano a causa del colera, ma inumate nell’atrio della chiesa di San Vitale, presso Fuorigrotta.

Nel 1939 le spoglie furono spostate nel Parco Vergiliano a Piedigrotta – detto Parco della tomba di Virgilio-nel quartiere Mergellina, e il luogo fu dichiarato monumento nazionale.

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Napoli – la rivoluzione del 1799 – 1800

Il mito della rivoluzione di Napoli segna gran parte della cultura 800-900esca.

Tra  i primi scritti troviamo “Saggio Storico sulla Rivoluzione di Napoli del 99” ad opera di Vincenzo Cuoco , che mostra grande spirito di autocritica. È la prima grande opera di carattere sorico-patriottico, un racconto di idealità e passione  al quale la storia non ha reso giustizia con il successo.

Degno di nota è l’opera di Francesco Lomonaco  “Rapporto al cittadino Carnot” opera di denuncia della repressione avviata da Ferdinando IV,  e invita i patrioti ad allontanare il Re dalla scena politica.

–          Lomonaco partecipò alla Repubblica Partenopea, riuscì a sfuggire alla repressione Borbonica scappando esule in Francia, morì suicida nel 1810. –

L’eco della Rivoluzione Partenopea suggestionò anche autori lontani da Napoli .

Ugo Foscolo in : “Commentari della Storia di Napoli” ripercorre i tragici momenti della rivoluzione, attribuendo la responsabilità della sconfitta repubblicana al Direttorio Francese colpevole di una politica di sfruttamento nei confronti dei napoletani.

Inoltre Foscolo sottolinea l’influenza avuta da Lady Hamilton sull’ammiraglio Nelson, pone l’attenzione  sulle vicende eroiche dei martiri della rivoluzione.

Tra i martiri della rivoluzione troviamo Eleonora Pimentel Fonseca  e Luisa Sanfelice.

Eleonora Pimentel Fonseca   fu direttrice del giornale “Monitore Napoletano” la sua condanna fu voluta da Maria Carolina d’Austria  moglie di Ferdinando I  a causa dei suoi articoli contro i sovrani.

Dumas in “ Da Napoli a Roma” racconta di Luisa Sanfelice descrivendola come uno degli eroi delle rivoluzione napoletana. È una raccolta di singole biografie di uomini e donne che hanno dato la propria vita per la libertà , soffermandosi sui luoghi chiave della rivoluzione, come Piazza Mercato che fece da patibolo alla Sanfelice ed a P.Fonseca nel 1800

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