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Sono uno studente universitario di Turismo per i Beni Culturali , appassionato di storia e innamorato di Napoli. Con questo blog spero di riuscir ad incuriosire e far conoscere la storia della mia città in italia e nel mondo.

Il Pio Monte della Misericordia – 7 opere di misericordia

Il Pio Monte della Misericordia è un’associazione di beneficenza fondata nel 1601 affidata ad una serie di aristocratici. Per potervi accedere era necessario avere quattro quarti di nobiltà.

Tutto ha inizio nel 1600 dai figli cadetti (non primogeniti) che inventano una nuova forma di assistenza pubblica all’interno del governo Cittadino, in un periodo in cui il vice regno poco aiutava il popolo.

Durante la peste sel 1646 a Napoli morirono 5000 persone al giorno, e non riuscendo a seppellire tutti i corpi, questi rimanevano in strada.

La nobiltà napoletana inventò un Sistema politico assistenziale sotto il segno della religione, della Madonna e della Misericordia.

I giovani nobili iniziarono a riunirsi presso l’ospedale degli incurabili, fornendo la loro prima assistenza ai malati (chiamati: pezzentissimi).

Inventarono un Sistema di questua pubblica, raccoglievano monete da spendere nell’assistenza ai bisognosi, così facendo riuscirono a compiere opere pubbliche di beneficenza di valore sempre maggiore.

(complice anche l’effetto della controriforma luterana e l’incameramento dei beni per eredità)

Molte persone in punto di morte donarono il proprio patrimonio storico artistico con la volontà che questo fosse messo all’asta e che con il ricavato fossero fatte opera di beneficenza .

Particolarmente importante è l’azione di dare assistenza ai vergognosi (termine del 500/600 che indicava coloro che erano nobili e in seguito all’impoverimento si vergognavano della loro condizione) finanziando gli studi di ragazi poco agiatai che mostravano spiccate attitudini.

Al pio monte della Misericordia appartiene anche il complesso termale di Casamicciola (ischia) e una casa di riposo a Bacoli. Il ricavato di queste due strutture va reinvestito in attività di beneficenza di opere corporali (dar da bere agli assetati, liberare gli schiavi, seppellire I morti, visitare I carcerati) in quanto essendo un’associazione di ispirazione religiosa ma non ecclesiastica lasciano che siano gli enti religiosi ad occuparsi di attività spirituali.

Dato il gran numero di opere, nel 1600 commissionarono una nuova Chiesa all’architeto Picchiati, che la concepì esattamente come la vediamo oggi.

Lo stile architettonico è chiaramente successivo al dipinto delle sette opera di Misericordia, in quanto l’edificio fu voluto in funzione del quadro.

Il dipinto era già in loro possesso nella vecchia sede ma essendo il più bel Quadro della collezione hanno ritenuto giusto costruire una Chiesa per poterlo ospitare.

Il Quadro fu pagato 400 ducati che sono più di di tutto quello che incassaro tutti gli altri pittori per le altere opere  ospitate nella cappella.

Nel 1606 dopo apena pochi anni dalla sua realizzazione il quadro fu valutato oltre 2000 ducati, ma l’offerta fu rifiutata in quanto il rapido aumento di valore dell’opera fece si che i proprietari lo ritenessero invendibile e dato il valore inestimabile con un atto decisero che l’opera non avrebbe ma dovuto lasciare quel luogo.

Caravaggio venne a Napoli due volte, una prima in cui realizzò le sette opera di Misericordia e un anno prima di morie dove realizza la flagellazione. (dipinto che troviamo al museo di Capodimonte)

A Caravaggio viene chiesto di Raffigurare in un solo quadro tutte e sette le opera di misericordia, guardandolo frontalmente potremo osservare a destra “seppellire i morti” raffigurato con la pianta dei piedi di un cadavere con accompagnatori a seguito, che spunta da un vicolo tipicamente napoletano. Ancora a destra troviamo “visitare i carcerati e dare da mangiare agli affamati” Caravaggio rappresenta queste due opera di Misericordia raffigurando la grata di un carcere da cui si sporge il volto di un uomo anziano al quale una fanciulla offre il seno. La più classica raffigurazione della carità romana che si rifà alla storia di Cimone e Pero. (una fanciulla che tenta di salvare il padre ingiustamente carcerato allattandolo al seno)

A sinistra troviamo un nobile con il cappello piumato che con la spade si accinge a tagliare in due il mantello per darlo ad un povero, in questo modo Caravaggio ha rappresentato l’opera di “vestire gli ignudi” rifacendosi alla storia di S.Martino che divide in due il mantello per poter vestire un povero.

A sinistra troviamo un profilo con lo sguardo ombreggiato da un cappello ornato da una conchiglia.

La conchiglia è il simbolo dei Pellegrini ( bastone e conchiglia = S.Cristoforo) con la rappresentazione di quest uomo Caravaggio esprime l’opera di ospitare I Pellegrini (viandanti).

Vicino troviamo un uomo che beve dalla mascella d’asino evidente riferimento alla storia di Sansone e i Filistei. (quando Sansone combattè i filistei, spossato, si rifocillò bevendo dalla mascella di un asino) così facendo riuscì a dare anche una veste biblica al quadro rappresentado l’opera di dare da bere agli assetati.

Sull’estrema sinistra troviamo ritratto l’oste della locanda del Cerriglio, locanda dove Caravaggio era solito cibarsi. Inserendo la figura dell’oste Caravaggio intende rafforzare l’opera di dare da mangiare agli affamati.

L’opera di Caravaggio è stata sottoposta a radiografia per capire come Caravaggio lavorasse. Il dipinto non nasce di getto ma è frutto di un intenso lavoro.

Dalle radiografie risulta che Caravaggio inizialmente avesse completamente omesso la Madonna con il bambino ma si fosse limitato a riempire quell’area del quadro con una giravolta (voltatella) di angeli.

La mano dell’angelo risulta arrossata in quanto il modello era in posa su uno sgabello e l’afflusso del sangue gli aveva arrossato il polso.

Così facendo Caravaggio non rinuncia all’aspetto naturalistico, lasciandogli forma e concretezza, rinunciando all’iconografia tradizionale degli angeli.

Anche le ali non risultano essere evanescenti bensi’ concrete, fatte di piume che mandano la loro ombra sulla parete della prigione.

L’illuminazione è influenzata dalle convinzioni tardo cinquecentesche su cui Caravaggio si è formato.

Solitamente il personaggio principale era messo in luce, Caravaggio abolisce questa regola e illumina il quadro con una luce scientifica, una luce galileiana che non sta dalla parte della Chiesa che invece chiede una pittura didascalica di facile comprensione.

La lusce scelta non mette enfasi, è una luce naturale che cade su quello che capita senza fare nessuna selezione artificiosa.

Questo suo modo particolare di dipingere ha creato non pochi problemi a Caravaggio i cui quadri spesso sono stati rifiutati o tolti dalle chiese ( es: Vocazione di S. Matteo)

Il pio monte della Misericordia invece essendo un’associazione di vocazione Cattolica ma laica addirittura costruisce una cappella affinché il quadro possa esprimere la sua massima bellezza.

Caravage -sept œuvres de miséricorde

Caravage -sept œuvres de miséricorde

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Le fantôme de la belle Blanche

Histoire de tradition populaire

 

Parmi les belles balustrades de l’escalier du palais Spinelli Laurino, situé dans la Rue dei Tribunali, il y a des personnes  qui jurent voir souvent  le fantôme de la belle Blanche.

Une orpheline, grandie dans les salles du palais, Blanche fut  assigné comme une demoiselle d’honneur à Lorenza Spinelli, belle-fille du prince. Celle ci était une  femme  méchante et tyranne, si bien que son mari, juste pour rester loin d’elle pendant un certain temps,  décida d’aller à la guerre.

Entré dans les chambres de sa femme pour la saluer, comme d’habitude, il fut répondu rudement par sa femme. Agacé, le mari se détourna pour partir, mais  juste  à ce moment  son regard  croisa dans le miroir le regard  mortifié de la bonne et belle Blanche qui peignait la dame, mortifiée de ce qui était arrivé.

C’ était un regard complètement innocent, mais la dame méchante, à laquelle n’avait pas échappé   cette compréhension  des yeux, y pensa  bien  autrement.

Le mari était encore sur la route, lorsqu’elle introduit Blanche dans un compartiment du mur de sa chambre  et y fit construire devant  un mur de briques.

La pauvre fille ne pouvait pas se défendre en aucune manière, elle dit seulement: “faîtes-moi bien  murer vivante, mais dans la joie ou la grandeur,  vous me verrez à nouveau.”  On conte, en effet, que son fantôme est apparu très souvent dans ce palais  à l’un  ou l’autre Spinelli, toujours trois jours avant  que à la famille arrivait  un  fait  heureux ou un malheur.

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The volcano magic

an oral tale of 1800

 

One day a man named Mauro  appeared on the mount Vesuvius, he had  a face as black as night and asked the magic of the volcano to be transformed into a normal man.

His prayer was answered. Suddenly an angel appeared who took him into the crater and blowing onto his face made his kin white like snow.

So the two craters were called Angelo and Mauro.

But not all the  volcano stories  end well: when a wicked monk  invoked Vesuvius asking for help to implement his bad design, the mountain was angry hunting from the crater a pillar of fire and sending down a magical horse with flame eyes  and a snake mane.

The animal chased the monk and  when he was  reached, the horse clapped with its socket on the ground  which opened swallowing the evil man.

Those places were then called “Horse  atrium” and ” Monk”.

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La fantomo de la bela Blankulino

Popoltradicia rakonto.

 

Inter la belaj  balustradoj de la ŝtuparego  en Palaco Spinelli di Laurino, situanta en Vojo Tribunali, pluraj ĵuras esti vidintaj  la belan Blankulinon.

Orfino, kreskinta en la salonoj de la Palaco, Blankulino estis asignita kiel helpodamon al Laŭrenca Spinelli, bofilino de la Princo.  Tiu estis virino kruela kaj povoplena, tiom, ke la edzo, por resti iom da tempo  for de ŝi, decidis  forvojaĝi militocele.

Enirinte la ĉambrojn de la edzino por ŝin forsaluti,  kiel kutime li estis malagrable respondita. Ĝenite, la edzo sin forturnis forire, sed ĝuste en tiu momento lia rigardo renkontis en spegulo la rigardon ĉagrenitan de la bela kaj bona Blankulino, kiu kombadis la mastrinon, mem ĝenitan pro la okazintaĵo.

Estis rigardo tute senkulpa, sed la mava Sinjorino, kiu bone kaptis tiun akordiĝon de la okuloj, pensadis diversmaniere.  La edzo ankoraŭ ne  estis surstrate, kiam ŝi enirigis Blankulinon en iun nicon ĉe la muro de sia ĉambo kaj ordonis starigi  brikmuron antaŭ tiu niĉo.

La bedaŭrinda knabino  povis  neniel sin defendi, kaj nur diris. “Trankvile min vivanta formurigu,  sed ĝoijanta kaj  gloranta vi min plu vidos.”

Fakte oni rakontadas, ke ŝia fantomo tre ofte aperis en tiu palaco ĉe unu aŭ alia ano de la familio Spinelli,  ĉiam tri tagoj antaŭ ol al la familio okazos  ĝojiga  aŭ  ploriga evento.

 

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Le fantôme et la casquette

histoire de 1700

 

Pas loin des catacombes de San Gennaro à Capodimonte il y avait une taverne. Un soir, deux voyageurs arrivèrent à cet endroit.

Bavardant avec une belle fille qui les servait, ils commencèrent  à parler des morts et de leurs apparences; la jeune fille dit qu’elle  n’avait pas peur, si bien que – dit-elle – alors que personne n’ allait pas à  cette heure-là  pour puiser de l’eau dans la forêt, parce que  on devait passer devant le cimetière, elle serait allée immédiatement.

Cela dit, elle  prit le seau et s’en alla; en passant devant  l’entrée des grottes, elle vit au milieu, assis sur une pierre tombale, un vieil homme avec une longue barbe blanche, avec un bonnet rouge sur la tête.

La jeune fille le prit pour le marié de la taverne, elle s’approcha de lui et  lui tirà   de la tête  sa casquette, en disant: “Je vais te la redonner  alors à la maison”  En revenant, elle  apprit que le marié n’ avait jamais bougé, et en fait, il avait  sur sa tête la casquette rouge.  La nuit, la jeune fille  monta dans sa chambre  en portant avec soi  le bonnet  du mystérieux vieillard.

A minuit, elle entendit frapper à la porte et une voix faible dit: «Donne-moi mon bonnet, donne-moi mon bonnet.” Le jeune fille ouvrit, mais elle ne vit personne, et  ensuite  elle esseya  de jeter le bonnet rouge par  la fenêtre, mais celui revenait toujours.

Pour de nombreuses nuits l’esprit revint à frapper à la chambre et enfin la jeune fille alla se confier avec le curé de la paroisse, qui décida de faire une grande procession.

Le soir des morts, en fait, une grande procession composée par les habitants des maisons voisines, avec des croix, des images de saints et des bougies alla  aux  catacombes de San Gennaro.

Le vieillard etait assis sur la pierre tombale tête nue.  Parmi la fumée des encens,  au son des hymnes, le brave fille s’ approcha de lui, et  remit sur sa  tête la casquette  tant désirée.

La pierre de la tombe alors  s’ouvrit grande avec un coup de tonnerre et l’homme  y tomba dedans.

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The ghost of the beautiful Bianca

a  folk tale by popular tradition

 

At the beautiful balustrades of the staircase in palace Spinelli Laurino, located in Via dei Tribunali, some people swear  having often seen the ghost of the beautiful Bianca.

Being an orphan, Bianca  grew up in the halls of the palace and  was assigned as a bridesmaid to Lorenza Spinelli, daughter-in-law  of the  Prince. This lady  was as much a wicked  as an overpowering woman,  so her husband, just to stay away from her for some time, decided to go to war.

As he came into  his wife’s rooms to greet her, as usual he was answered rudely. Annoyed, the husband turned away to leave, but at that same moment his look met, in the mirror,  the sad and sorrow look  of  the good and lovely Bianca who was combing the lady, sorry  for what had happened.

It was a  completely innocent look, but the wicked lady, whom that eyes understanding did not escape to, thought otherwise.

The husband was still down on the road,  when she  ushered  Bianca into a small compartment of the wall in her room and made build a brick wall in front of it.

The poor girl could not defend herself in any way, she only said: “Let me entomb alive, but in gladness or greatness you’ll see me again.” It is said, in fact, that her ghost appeared very often in that palace to one or another Spinelli, always three days before the family  happened to have  a happy occasion  or a misfortune.

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Naples

 

Naples

Le cœur ancien  de la ville (Rettifilo -Rue  Foria – Rue Tribunali) peut être encadré dans la ville gréco-romaine. Ces  routes suivaient l’ancienne route de la ville. (Composé d’axes verticaux “Decumani» et axes horizontaux “stenopoi”,  caractéristiques de l’urbanisme  grec du cinquième siècle.)

La zone où  surgit Neapolis fut fortifiée par des murs de tuffeau.  Plus tard, il y avait la nécessité de renforcer les murs et partie de la ceinture de murs et en bâtir des noveaux. (IV siècle).

Grâce à l’ajustement  des parois d’axe,  la ville a réussi à résister à l’attaque de Hannibal. Des vestiges de ces fortifications sont encore présentes dans Piazza Bellini.

Pendant l’âge  romain,  par la restauration des murs, on  les couvrit avec du plâtre et en 440  ils furent étendus à l’ouest pour la défense du port  contre les Goths.

Les vestiges sont encore visibles aujourd’hui dans Piazza Bellini, elles  sont composés de blocs de calcaire en double rideau avec double système de contreforts. Pour la qualité de tuf et  la technique de construction et surtout étant donnés les signes de la carrière, on peut  dater ces ruines au quatrième siècle et c’ est possible de faire l’hypothèse que cette ligne de murs appartenait à une tour de défense.

scavi archeologici di Piazza Bellini

fouilles à Piazza Bellini

Sous l’hôpital des Incurables il y a un autre tronçon de mur datant du cinquième siècle. Construit en blocs de tuf granuleux haute 10,50 mètres. Le mur est attaché à  la colline, grâce à une série d’éperons mis  à environ 3 mètres les uns des autres.

Rares sont les signes de la carrière, qui sont fréquentes sur les blocs du quatrième siècle.

 

Le Temple de Dioscures

Dieux  pères de la ville étaient  Apollon, Déméter et les Dioscures.

Le culte du dieu Apollon, est dû au fondateur de la patrie Apollon de  Cuma. Déméter a été adorée comme Altaea à Naples et en son honneur a été célébrée la fête des lampes.

Des  Dioscures, nous préservons les restes dans  l’église de San Paolo Maggiore. Cette église fut construit entre les VIIIe et IXe siècles exactement au-dessus du temple préexistant dédié aux Dioscures.

L’ancienne structure se conserva jusqu’en 1538 quand elle fut partiellement démolie par les pères Teatini pour construire l’église actuelle avec la façade et l’apparence que nous voyons aujourd’hui.

De l’ancienne apparence  restent seulement quelques dessins de la Renaissance par Palladio.

Grace à ces dessins était possible de reconstruire l’architecture et le style du temple, qui avait une place sur le podium avec une façade hexastyle, avec deux colonnes corinthiennes sur les revers.

Les quelques vestiges parvenues  sont de l’époque romaine et ont presque certainement été modifiées par une restauration qui a eu lieu autour du premier siècle.

 

Le Théâtre Antique

Du théâtre antique  peux sont les restes, les quelques trouvailles  parvenues sont de l’époque romaine.

L’incapacité à faire des fouilles, fait l’hypothèse de la présence de l’ancien théâtre grec, juste en dessous des ruines du théâtre connu, invérifiable.

Les preuves littéraires qui nous renseignent sur le théâtre sont exclusivement d’époque romaine, liées à la passion de certains empereurs pour le théâtre.

Claudius Néron considérait  l’oeuvre théatrale napolitaine, la seule  qui pouvait   être  digne d’être vue par un empereur de son importance.

Á Néron on doit  l’invention de la  “Claque”,  ou un groupe de personnes nommées pour exprimer haute et forte leur appréciation pour la pièce  jouée.

Bien conservé est la construction de la scène. La façade extérieure a été divisée en trois ordres, chacun des 23 arches, sur des piliers  auxquels  se soutenaient de demi-colonnes. La capacité etait  d’environ 8000 personnes.

L’absence de fouilles rend difficile la datation des vestiges, qui semblent être du premier siècle.

Nous savons avec certitude qu’il a été endommagé par plusieurs tremblements de terre et l’éruption du Vésuve en 79, mais il reste inconnue, bien que plausible,  la possibilité que les restes  arrivés aujourd’hui ont subi des travaux de restauration.

À côté du théâtre il y avait l’ «Odéon. De celui-ci  laisse le témoignage Statius poète napolitain,  vécu au temps de Domitien.  De ce bâtiment aujourd’hui, il y a très peu de restes incorporés dans des bâtiments modernes.

D’autres bâtiments voisins, tels  que les thermes et le  Caesareum (galerie d’art) reste la seule mémoire littéraire.

Statue du Nil

La Place du Nil est nommé d’après la statue d’un dieu de la rivière. La statue est un viel homme couché, en  repos avec son côté gauche sur un rocher d’où jaillit l’eau. Il est  couvert en avant  par un manteau, et en arrière il est nu.  Sous ses pieds il y a  un crocodile, et la présence du sphinx fait allusion à l’Egypte.

Elle fut trouvé  au  1500 et seulement en 1734 a été placée sur le stand actuel.  Après plusieurs  rénovations  importantes, il reste peu de son aspect d’origine.

Statua del Nilo

la statue du Nil

Tombe de Virgile

Chez  l’église de Piedigrotta vous pouvez voir le tombeau du poète Virgile.

C’ est un monument funéraire à base  cube, la structure du mur est en béton. Á l’intérieur de la base, il y a la chambre funéraire, un carré avec une voûte en berceau éclairée par trois fentes.

Agnano

Face aux nouvelles Thermes, ont été trouvées les ruines qui nous permettent de déterminer avec certitude l’existence d’un complexe thermale  beaucoup plus âgé.

Le bâtiment principal fut construit sur une terrasse soutenue par un mur  terrassé étayée par des piliers, un autre mur avec 9 exèdres s’étendait à l’ouest.

La longue période d’utilisation des thermes  durant le Moyen Age, a modifié la plante d’origine.

Parmi les restes découverts, une grande importance a la statue de Vénus marine, aujourd’hui conservée dans la nouvelle station thermale.

Posillipo

Immergées dans la mer, en raison de bradyséisme  rendues inaccessibles, les ruines des villas du premier siècle se trouvent  au pied de la colline de Posillipo. Près de Gaiola  ont été retrouvés  des restes d’un Odéon.

Les monuments trouvés dans la région confirment que la colline était considéré comme une magnificence, en particulier grâce à la vue extraordinaire qui  permet d’admirer le golfe.

L’une  des plus célèbres villas est celle de Vedio Pollion, un  complexe appelé Pausilypon.

Aussi, on peut  regarder et encore aujourd’hui  traverser la grotte de Séjan, une longue passe de 800m traversant la colline et gagnant  la zone de Coroglio.

Grotta di Seiano

grotte de Séjan

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Samnitisation et Romanisation

 

Les Samnites étaient un peuple de la lignée sabellique qui se  déplaçaient  entre les vallées de la rivière Volturno  et la rivière  Calore.

Ils supplantèrent  les Étrusques dans le domaine de la Campanie interne, en  421 ils conquirent Cuma et Dicearchia (maintenant Pozzuoli), tandis que Naples  réussit à éviter l’occupation militaire.

L’expansionnisme Samnite entra en collision avec celui  Romain qui visait en outre la conquête de Naples, comme port important de la Méditerranée.

Dans l’affrontement entre les  Samnites et les Romains, Cuma   prit parti pour Rome, ( en obtenant en 338 la citoyenneté romaine, sans toutefois la possibilité de voter.) Naples , au contraire, resta pro-Samnites  et à la fin de la guerre, après la victoire des Romains, en 326 fut  occupée militairement.  À la fin de l’affrontement, l’ensemble de la zone phlégréenne était dans les mains des Romains.

Naples  réussit  à trocquer son  autonomie avec la promesse de fournir sa flotte en cas de besoin, à l’Empire romain.  En 264 les Romains entreprirent l’expédition de Sicile et  Naples dût rester fidèle à l’alliance  préalablement signée.

De cette collaboration  Naples en sortit avantagée,  étant en mesure de faire des affaires, où la forte  pénétration militaire  romaine ouvrait des portes.

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Colonisation grecque et Cuma

 

La fondation de Cuma  remonte  environ à la moitié du huitième siècle avant J.C.  sur un site habité par des indigènes Opici, représentant selon  les  historiens grecs la plus ancienne colonie grecque de l’Ouest.

Selon une légende, le site  fut indiqué par une colombe ou par  le son de cymbales.

Cuma  fut fondée non seulement pour renforcer le commerce,  mais aussi comme une colonie pour  la population,  ou  trouvèrent  sa demeure  tous ceux qui  dans la patrie n’avaient aucun   type d’avenir.

La ville connut bientôt un développement rapide, en raison de la position géographique de avant-poste grec dans les commerces  avec Latium et  la Campanie. Elle  créa une expansion rapide de son territoire  en se répandant  sur la plaine de Campanie  et sur le golfe de Naples.

L’influence intellectuelle de Cuma sur les villes environnantes est démontrée par la décoverte  de statues d’Apollon, Déméter et Dionysos, dans les zones étrusques voisines du Latium e de la Campanie.

Important nouvelle confirmation de l’ influence  intellectuelle de Cuma  sur les villes environnantes est l’adoption de l’alphabet avec des variantes Cumanes par les Etrusques et d’autres peuples italiques.

Dans le sixième siècle avant J.C. dévastée par des luttes intestines et par les éruptions, Pithecusa était abbadonnée. (maintenant Ischia).

Avec Pithecusa libre Cuma  consolida sa présence dans le golfe de Naples, qui prit le nom de golfe de Cuma, avec la création de sous-colonies et avant-postes à des points clés de la côte (Misène  – Pozzuoli – Pizzofalcone – Capri – Islet de Megaride – l’espace actuellement occupé  par le  Castel dell’Ovo.)

Pizzofalcone,  selon la tradition,  correspondrait à l’allocation  de Parthenope, prenant son nom de la Sirène, enterrée à proximité.

(Sur qui a fondé Parthenope  il y a des  thèses différentes, parmi les plus fiables:

– les Rhodiens, peuples marins qui, dans leurs voyages auraient battu les routes de l’Ouest bien avant la colonisation grecque.

– Un groupe de Coumans qui avaient quitté le pays.)

Devenue économiquement fort,  Parthenope commença à menacer Cuma qui  la détruit. La tradition est en partie confirmée par la découverte d’une nécropole sur la colline de Pizzofalcone et des matériaux datant VII-VI avant J.C,  période de la puissance maximale de Cuma.  L’expansion de Cuma et sa domination sur le Golfe  conduisit à un affrontement avec les Étrusques. (Qui, par les centres internes de Salerne  cherchaient  à  se répandre vers la côte).

Dans cette même période (531-530 avant J.C.) les Coumans  permirent à  un groupe de Samniens, fuyants la tyrannie de Polycrate,  de se installer sur leur territoire sur le site  correspondant  actuellement à Pozzuoli.

La nouvelle ville construite sous la protection des  Coumans et sans autonomie politique, a été nommé Dicearchia (juste gouvernement de la ville) par opposition au régime de Polycrate à Samos. L’hostilité entre les Coumans et les Étrusques  prit fin en 524 avant J.C avec la défaite de ces derniers.

Cuma sortit tellement renforcée du conflit  qu’ils  purent envoyer à Ariccia (allié latine) l’armée pour contrer l’attaque étrusque. Cette nouvelle victoire  marqua la montée du tyran Aristodème qui  resta au pouvoir jusqu’en 492 avant J.C.

Le retour des oligarques de Capoue avec d’autres mercenaires a marqué la chute du tyran, qui  fut tué avec toute sa famille.

Une autre ville fut remplacé à Cuma comme un rempart des Grecs dans la Méditerranée contre les barbares, Syracuse!

Avec la chute de Cuma, le Golfe est à nouveau dominé par Naples qui  bientôt commença une guerre contre les Romains pour le contrôle du  même Golfe.

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La fantomo kaj la ĉapo

Rakonto de 1700.

 

Ne malproksime de la katakomboj de Sankta Ĝenaro en Capodimonte estis gastejo. Iun vesperon alvenis la lokalon du vojaĝantoj. Babilante kun bela junulino, kiu ilin priservis, ili ekrakontis pri mortintoj kaj ties aperoj; la knabino diris, ke ŝi tute ne timas. Tio tiom veras – ŝi diris –  ke dum neniu irus ĉerpi akvon tiuhore en la arbaro, ĉar oni devus preterpaŝi la tombejon, mi tuj ekiros tien.

Dirite farite, ŝi ekkaptis sian sitelon kaj foriris, pasante antaŭ la enirejo al la  tombejgrotoj, ŝi ekvidis tie meze, sidantan sur tombŝtono, maljunulon kun longa blanka barbo kaj kun ruĝa ĉapo surkape.

La junulino lin vidis kiel la stalmastron de la gastejo, apudiĝis al li, forprenis de li la ĉapon, kaj diris: “Mi ĝin poste redonos al vi hejme.” Reveninte, ŝi eksciis, ke la stalmastro neniam formoviĝis, kaj fakte li plu surhavis sian ruĝan ĉapon.

Nokte, la knabino suriris en sian ĉambron kaj kunportis la ruĝan ĉapon de la mistera oldulo. Ĝuste je la noktomeza horo, ŝi ekaŭdis bati ĉe la pordo kaj febla voĉo elparolis: “Redonu mian ĉapon, redonu mian ĉapon!”

La junulino malfermis sed neniun vidis, tiam ŝi klopodis elĵeti la ruĝan ĉapon  tra la fenestro, sed la ĉapo daŭre revenadis.

Dum pluraj noktoj la maljunula spirito revenis bati ĉe ŝia pordo kaj finfine la junulino iris sin konfidi kun la paroĥestro, kiu decidas aranĝi grandan procesion.

Fakte, la vesperon de la tago de ĉiuj mortintoj, granda procesio kunmetita el la loĝantoj de la cirkaŭaj vilaĝoj, kun krucoj, sanktulbildoj kaj flamantaj kandeloj aliris la Katakombojn de Sankta Ĝenaro.

La maljunulo estis sidanta sur la tombŝtono  nudakape,  inter fumado de kandeloj kaj incensiloj, je la sono de preĝkantoj, la kuraĝa knabino proksimiĝis al li, kaj resurmetis liakapen la tiom deziratan ĉapon.

La tombŝtono tiam disfendiĝis kun tondrobruo kaj la viro tien enprofundiĝis.

 

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