Pozzuoli

La Solfatara

In tempi antichi la Solfatara era conosciuta come piazza di Efesto, dove già allora era osservabile il vulcanesimo dei Campi Flegrei.

Il solo resto monumentale del Rione Terra resta il tempio di Augusto, conservato integralmente perché trasformato in chiesa di S.Procolo nell’ XI secolo.

La chiesa subì mutazioni tra il 500-600 durante la costruzione delle cappelle laterali.

I restauri in seguito ad un incendio hanno portato alla luce uno dei migliori esempi dell’architettura augustea.

Fu costruita dall’architetto Lucio Aucto che realizzò le cripte di Cuma e Napoli .

Fuori dal Rione Terra numerosi sono i ruderi ormai inglobati dalle case moderne.

Monumenti come il Tempio di Diana e Nettuno sono di difficile accesso, ma la loro grandezza testimonia l’importanza della città in età tardo repubblicana e imperiale.

Anfiteatro Flavio

Situato tra la solfatara e il monte Guaro , lì dove confluivano le vie più importanti, – Domitiana , Campana e Antiniana.

L’Anfiteatro Flavio fu costruito per volere di Vespasiano in seguito all’aumento della popolazione di Pozzuoli, allora colonia flavia-augusta.

Ciò è dimostrato dal ritrovamento dell’iscrizione Colonia Flavia Augusta Puteolana pecunie sua .

L’anfiteatro aveva tre ordini architettonici coronati da un attico.

Un portico ellittico circondava l’edificio, attraverso di questo si accedeva a quattro ingressi maggiori e dodici secondari , per facilitare l’uscita degli spettatori.

Dal portico esterno partivano venti rampe di scale che permettevano di raggiungere i settori più alti.

Altri luoghi di riunione furono ricavati negli archi sotto la cavea.

Nella prima arcata vi era un podio per statue con pavimento in marmo con iscrizioni dedicate a Caio Trofimiano.

La cavea era divisa in tre fascie, al di sopra di queste vi era un portico con colonne e statue che nel medioevo furono utilizzate per la produzione di calce.

Ben conservati restano gli ambulacri e i sotterranei in quanto ricoperti dalle ceneri della solfatara.

Ai sotterranei si accede attraverso due ripide scale.

Osservando i sotterranei possiamo capire il funzionamento dell’impianto di sollevamento, indispensabile per i Venationes, ovvero gli spettacoli con le bestie feroci.

Inoltre vi era conservato il necessario per gli spettacoli.

I sotterranei erano composti da due corridoi incrociati al centro ( assumendo una forma di H )

i quattro ambienti erano comunicanti tra loro.

Il corridoio era munito di bocche di pietra con botole di legno dal quale si sollevavano gli animali .

Anche questo come altri anfiteatri è legato al martirologio cristiano.

Qui vi fu condotto S.Gennaro per subire il supplizio, ma la condanna fu sospesa a causa dell’assenza del governatore della Campania, così la pena si commutò in decapitazione.

Solo nel V secolo le reliquie traslarono a Napoli diventando meta di culto come quelle di S.Procolo a Pozzuoli.

Oggi di questo anfiteatro è possibile osservare solo una decina di arcate , e la cavea da Via Solfatara, altre arcate sono osservabili da Via Vigne .

L’edificio è da datarsi II secolo.

Il Macellum

conosciuto come Tempio di Serapide per il ritrovamento della statua del dio nel 1750, il Macellum è in realtà un mercato pubblico, con un edificio rotondo al centro, (della stessa tipologia lo si trova a Pompei seppur di dimensioni ridotte) di grandi dimensioni in quanto doveva servire il centro di una grande città commerciale.

L’edificio ha un corte a pianta quadrata circondata da trentasei colonne di ordine corinzio, decorate con conchiglie contenenti delfini.

La corte ed il portico erano pavimentate con lastre di marmo.

Al centro vi è un edificio circolare chiamato Tholos, con le mura rivestite di marmo.

Si accedeva alla corte da quattro scale, con quattro parapetti a forma di delfino con fregi di animali marini.

Sedici colonne corinzie sostenevano l’architrave e su di questo vi poggiava la copertura forse a forma conica.

Intorno al portico vi erano le btteghe , sei dal lato dell’ingresso e undici sugli altri due lati.

La necessità di aumentare lo spazio utilizzabile, fece si che si sviluppasse un secondo piano ornato da un secondo ordine di colonne ed accessibile attraverso due rampe di scale.

Agli angoli vi erano i bagni, decorati da nicchie di marmo, e illuminati da una grande finestra.

Banchi marmorei forati comunicavano con un canale di scarico che grazie ad un adeguata pendenza facevano fluire le acque e garantivano l’igiene.

Il punto più importante del Macellum era rappresentato dall’aula absidata abbellita sul davanti da statue onorarie.

Importante era la pavimentazione con marmi rossi, gialli, violetti e verdi .

Tre nicchie contenevano le statue dei protettori del mercato- Serapide – Genius -Macelli – personaggi della famiglia imperiale.

Dal tempio di serapide è possibile osservare il fenomeno del bradisismo sulle tre colonne centrali , o

i fori lasciati dai datteri di mare, dimostrano il livello raggiunto dal mare.

Nel medioevo il pavimento era cinque metri sotto il livello dell’acqua. Nel 700 il tempio andava riemergendo, ancora nell’800 il lento sprofondare lo rese malsano.

Macellum - Tempio di Serapide

Macellum – Tempio di Serapide

Il Proto

il porto è il centro economico della città.

Dal II secolo A.C. fu un importante centro di traffici del mediterraneo, per Pozzuoli passava qualunque cosa dovesse raggiungere Roma , dagli schiavi al grano.

Del vecchio molo a seguito della costruzione del nuovo, non resta nulla,se non per qualche raffigurazione sette-ottocentesca non avremmo mai saputo quale fosse l’aspetto del vecchio porto, ritenuto una delle maggiori opere di ingegneria del tempo.

Il vecchio porto era formato da 15 pilastri che reggevano 15 arcate su cui poggiava una piattafrorma, alla cui estremità vi era un arco trionfale con statue di Nettuno e dei Dioscuri e probabilmente un faro.

Questa struttura di epoca augustea fu danneggiata da un tempesta e restaurata solo nell’epoca di Antonino Pio.

Via Campana

Via Campana è la principale strada exstraurbana di Pozzuoli, era orlata di tombe monumentali che oggi ci danno un’idea dei costumi e dell’architettura funeraria romana.

Tra le diverse tombe prevale il sepolcro a colombaro , ovvero camere con pareti traforate per alloggiare le urne cinerarie.

A due o più piani i sepolcri erano spesso scavati a torretta .

Di frequente sono risultate essere tombe familiari o di associazioni che assicuravano un funerale dignitoso con un costo limitato.

La cremazione è la pratica più diffusa, il defunto veniva brucato al rogo e le ceneri conservate in un urna cineraria e successivaente posta nel loculo.

Una volta posta l’urna nel loculo veniva indicato solo il nome e l’età del defunto.

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Categorie: Archeologia, Italiano | Lascia un commento

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