Chiese e Monasteri

Per la particolarità delle vicende di trasformazione urbana di Napoli, l’analisi delle storie degli ordini religiosi femminili e l’ambiente sociale appaiono legati alla città in maniera significativa.

La diffusione e estensione delle proprietà ecclesiastiche all’interno dell’antico nucleo cittadino a partire dal XVI secolo ebbe una grande sviluppo,anche in conseguenza alla diffusione dei precetti controriformistici .

I monasteri erano spazi dove si svolgeva una missione spirituale ed assistenziale, e rappresentavano, -in seguito alle vicende di soppressione napoleonica e post unitaria- anche delle importanti strutture pubbliche.

L’insediamento dei complessi ecclesiastici a Napoli fu conseguenza degli esiti controriformistici, ma anche e soprattuto una forma di controllo del potere economico su una città che aveva da sempre rappresentato un ponte tra l’oriente e Costantinopoli.

La Napoli del viceregno spagnolo si trovò ad affrontale un rilevante aumento demografico e contemporaneamente la gestione degli spazi del nucleo abitato, che sarà oggetto di insediamenti ecclesiastici pilotati dal papato romano,con il contributo e il sostegno dell’aristocrazia e della nobiltà napoletana.

A tutto questo si aggiunse l’irrisolta questione della zona orientale rimasta paludosa, che impediva qualsiasi programmazione di espansione.

Questo fu il periodo in cui nacque la Napoli dei vicoli, la Napoli delle descrizioni come un difficile contesto , con le inevitabili connotazioni oleografiche che per tutto l’800 e 900 hanno contribuito alla diffusione di un immagine stereotipata.

Ancora oggi nel nucleo antico di Napoli si alternano , meravigliosi palazzi nobiliari , chiese , monasteri, ed edilizia civile apparentemente senza interesse ma caratterizzata da elementi e portali che dichiarano l’epoca di costruzione.

Accanto all’architettura sacra e nobiliare di notevole pregio , si affianca quell’architettura “senza architetti” che risulta costruita grazie a regole consolidate e non scritte , tramandate da costruttori locali, che hanno determinato nel tempo l’immagine di Napoli.

Chi passeggia per le strade di Napoli non può avere idea dei giardini e delle isole appartenenti alle diverse case ecclesiastiche.

Queste strutture son inserite nel tessuto urbano del centro napoletano.

Monasteri e conventi sono nascosti, con chiostri e pregevoli opere d’arte, tra mura continue e stratificate.

Nel nucleo antico della città i monasteri femminili, così come tutte le altre architetture offrono una rappresentazione degli stili architettonici che contempla allo stesso tempo elementi rinascimentali e barocchi , soluzioni tardo barocche e neoclassiche, facciate classicheggianti e neorinascimentali.

Il costruttore degli edifici ecclesiastici lavorava in comunione con il committente per riuscire a sfruttare al meglio tutti gli spazi a seconda del tipo di attività che l’ordine religioso doveva svolgere nella struttura.

In questo caso l’architettura è da considerarsi in relazione alla missione spirituale dei religiosi.

L’architettura delle fabbriche religiose e la tipologia del complesso risultano collegati alla regola e all’osservanza dei canoni dell’ordine religioso e ai dettami della casa generalizia.

Basti citare San Pietro martire, e Santa Caterina a Formello, chiostri a doppio ordine, porticato con alloggi e funzioni che si sviluppavano intorno ad uno spazio comunitario-spesso coltivato – queste stesse strutture dopo la soppressione degli ordini religiosi furono adibite a funzioni pubbliche o demolite per far spazio a nuove strutture.

Alcuni complessi ecclesiastici saranno adattati a fabbriche , altri avranno funzione pubblica – ancora oggi in vigore- , altri saranno demoliti nel primo 900.

La cancellazione del monastero della Croce di Lucca si ebbe tra la fine dell’800 e inizio 900 per costruire , cliniche universitarie da realizzare durante il piano di risanamento post 1884.

Durante il periodo del decennio francese -1806/1815 – si assistì ad una politica anticlericale che limitò le ricchezze accumulate dai gruppi religiosi napoletani.

Attraverso le leggi di soppressione degli ordini religiosi i francesi avviarono un rinnovamento sociale, economico e urbanistico.

In un primo momento con l’abolizione delle strutture religiose , il governo francese incamerò numerosi beni da destinare a servizi civili e militari, che in seguito nel periodo borbonico -1815/60- furono utilizzati come fabbriche.

Nel 1806 si stabilì che in ogni convento dovevano esserci almeno 12 professi per evitare la soppressione.

Durante il decennio francese furono compiute opere di grande importanza come l’Albergo dei Poveri e la reggia di Capodimonte .

Durante questo periodo fu costruita una strada che collegava la zona del Museo con quella di Capodimonte grazie al “ponte sulla Sanità”.

Tutto questo insieme a via Foria, via Posillipo e i Ponti Rossi , fu possibile grazie alla soppressione degli ordini religiosi così da incamerare le proprietà che impedivano la costruzione di assi viarie.

Il governo francese promosse lo sviluppo delle scienze , delle lettere e delle arti ,incoraggiando la cultura ed il progresso economico e sociale del regno.

Costituì la “Regal Società d’Incoraggiamento per le Scienze Naturali ed Economiche”, istituto che continuerà ad operare anche con il ritorno dei Borbone, incentivando lo sviluppo di attività manifatturiera talvolta proprio negli stabili ecclesiastici precedentemente “liberati”.

Dal 1815 con la restaurazione borbonica saranno conservate iniziative che caratterizzarono la dominazione precedente, facilitando l’iniziativa della borghesia napoletana.

Gli interventi governativi furono finalizzati a favorire il libero commercio sia nella struttura urbana che provinciale ed estero.

Grazie alla concessione di strutture statali a bassi costi, si ha l’insediamento di nuove fabbriche , con l’afflusso di capitali stranieri, e di imprenditori di paesi europei in cui lo sviluppo industriale era già avanzato.

Tra le sedi ecclesiastiche che subirono una significativa variazione d’uso ricordiamo :

Il monastero di Santa Maria della Vita alle Fontanelle.

Dove furono allocate due fabbriche di candele e cera, e una fabbrica per la manifattura di pelle di castoro e panni di lana.

Nel complesso dei Santi Apostoli furono collocati gli stabilimenti per la lavorazione del tabacco.

Numerose sono le strutture tutt’oggi attive , riadattate a funzioni pubbliche nel XIX secolo.

Un’esempio sono il liceo classico A.Genovesi collocato nella struttura gesuita al lato della facciata della chiesa del Gesù Nuovo.

S.Pietro a Majella fu trasformato nel Real Conservatorio di Musica.

S. Pietro a Majella

S. Pietro a Majella

S.Anna dei Lombardi a Monteoliveto, S.Giuseppe e Cristoforo all’Ospedaletto furono usati a scopo militare.

Tuttora hanno una funzione ospedaliera gli Incurabili nei pressi di S.Aniello a Caponapoli e i Pellegrini nella Pigna Secca.

Inoltre furono adibite a strutture universitarie il complesso dei santi Marcellino e Festo ( oggi facoltà di geologia dell’università Federico II) e del Gesù Vecchio (oggi biblioteca) e le sedi Santa Caterina da Siena e del complesso storico di Suor Orsola Benincasa (oggi siti dell’omonima università).

Nel 1823 nel chiostro cinquecentesco di S.Caterina a Formello si insediò una fabbrica di panni di castoro, fu il primo incentivo privato borbonico per lo sviluppo economico.

La struttura domenicana risultava particolarmente adatta all’insediamento di fabbriche tessili, per la presenza delle acque distribuite dalla pubblica fontana del formello.

Nello stesso anno si stabilì l’esenzione del pagamento del fitto per 15 anni con l’obbligo da parte dell’imprenditore di inserire all’interno della fabbrica i detenuti reclusi nell’Albergo dei Poveri.

La crescita dei ritmi della fabbrica fece ottenere una nuova concessione con la dotazione di un nuovo stabile più grande e con l’impiego di 200 unità – “servi di pena” – in più.

Nella metà dell’800 diverse strutture ecclesiastiche requisite vennero utilizzate per l’essiccazione del tabacco.

È questo il caso del complesso Teatino che subì numerosi modifiche di adattamento al nuovo uso, con la sostituzione di solai piani a struttura metallica , furono inserite nuove costruzioni nel cortile, creati soppalchi e scale per collegare i vari piani occupati dalle macchine, mentre le campate del portico furono adibiti all’essiccazione del tabacco.

Nel 1970 la manifattura tabacchi abbondò il sito e si procedette ad un progressivo restauro.

Nel 1864 per risolvere il problema della carenza delle abitazioni fu ipotizzato un uso abitativo delle strutture, Santa Maria Donnaregina e S.Andrea delle Dame.

L’intervento al monastero Donnaregina è legato ai lavori di via Duomo che proseguirono ben oltre il 1864.

I tecnici ipotizzarono di eliminare il settore occidentale del convento per creare lotti di edificazione per la classe borghese, che furono realizzati nei lavori della strada sopracitata.

Nella proposta dei tecnici si osserva un atteggiamento poco attento alla conservazione e alla tutela dei beni culturali, comportamento comune degli architetti e tecnici ottocenteschi.

Il risultato finale è una sorta di polifunzionale con ambienti di uso comune per sfruttare al massimo le caratteristiche originali dei siti.

Per il convento di S.Anna delle Dame, la soluzione appare più lineare.

Si definirono le diverse funzioni: al piano terra furono poste le strutture di uso comune,

le strutture abitative,servite tutte da un corridoio comune furono ubicate al piano superiore.

Oltre alla suddivisione degli spazi si ebbe un miglioramento degli accessi, con un ingresso con scalinata con annesso montacarichi su via Costantinopoli.

Il progetto di riuso dei monasteri non avrà seguito per difficoltà burocratiche,

per mancanza di fondi pubblici,e per lo scarso interesse degli imprenditori che privilegiavano l’impiego di capitali nella costruzione di nuovi quartieri residenziali.

Il complesso Donnaregina fu terminato con la fine dei lavori di via Duomo, mentre il complesso di S.Andrea terminò con i lavori del risanamento.

Durante i lavori di risanamento nella metà dell’800 furono demolite due importanti strutture il monastero di S.Maria della Sapienza e quello della Croce di Lucca.

I monasteri furono sostituiti dai blocchi edilizi delle cliniche universitarie di medicina.

Numerose furono le contestazioni, in quanto la chiesa della Croce di Lucca era considerata dalla critica un gioiello dell’arte barocca napoletana.

Il dissenso dei critici fu l’occasione per estendere il principio di conservazione nel centro urbano napoletano ,ricchissimo di stratificazione architettonica e di opere d’arte.

Nel 1903 un gruppo di intellettuali collaboratori della rivista – Napoli Nobilissima -denunciarono la previsione di abbattimento e si occuparono della valorizzazione del sito.

Il monastero venne demolito in seguito al diffuso pensiero che privilegiava l’uso alla conservazione, favorendo lo sviluppo di nuove fabbriche.

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Categorie: Italiano, Urbanistica | Lascia un commento

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