Leopardi a Napoli

Il soggiorno di Giacomo Leopardi a Napoli durò dal 1833 al 1837, motivato non solo dalle esigenze di salute ma anche dalla sua grande amicizia con Antonio Ranieri.

Leopardi già nel 1827-1828  a Firenze aveva assaporato il piacere della “conversazione napoletana” grazie alla frequentazione con artisti partenopei.

A Firenze , Alessandro Poerio presentò, Antonio Ranieri a Leopardi.

Tra i due nacque una grande amicizia che nel 1830 li portò a trascorrere cinque mesi insieme a Roma.

Nel 1832 Ranieri tornò a Napoli ,sua città natale  e tra i due cominciò una fitta corrispondenza.

Il 2 ottobre 1883 Leopardi raggiunse Ranieri a Napoli sperando che il clima mite della città gli giovasse alla salute. I due alloggiarono in via S. Mattia n° 88 al secondo piano di Palazzo Berio nei pressi di piazza S. Ferdinando.

Nei giorni successivi all’arrivo, Leopardi scrisse una breve lettera al padre : “…giunsi qui felicemente cioè senza danno e senza disgrazia. La mia salute del resto non è gran cosa e gli occhi sono sempre del medesimo stato. Pure la dolcezza del clima, le bellezze della città e l’indole amabile e benevola degli abitanti mi riescono assai piacevoli”.  entusiasmo che ben presto finì, a causa dei rapporti non idilliaci con gli intellettuali partenopei, che non perdevano occasione per deriderlo e chiamarlo “o’ranavuottolo” – Il ranocchio- ogni qual volta lo vedevano seduto al tavolino del bar “Due Sicilie” di cui Leopardi era assiduo frequentatore.

Dopo  due mesi, Leopardi e  Ranieri si trasferirono  in Via Santa Maria Ogni Bene n. 35 nel quartiere Vomero, dove si poteva respirare “la migliore aria di Napoli”.  Alla vigilia del trasloco vi fu il sequestro delle “Operette Morali”.

Durante gli anni trascorsi a Napoli , Leopardi si dedicò alla stesura dei “Pensieri”, di lì a poco le condizioni di salute del poeta peggiorarono e,quando a Napoli scoppiò l’epidemia di colera,  Leopardi si recò con Ranieri nella Villa Ferrigni a Torre del Greco, dove rimase dall’estate di quell’anno al febbraio del 1837.

Durante il soggiorno vesuviano Leopardi si dedicò all’opera “La Ginestra o fiore de deserto”, una delle liriche più famose, in cui esprime l’attaccamento alla vita e giudica la natura tiranna.

Nel  1837 ritornò a Napoli con il Ranieri, ma le sue condizioni peggiorarono  ed il 14 giugno di quell’anno morì improvvisamente, dopo essersi sentito male al termine di un pranzo.

Secondo la testimonianza di Antonio Ranieri, Leopardi morì alle ore 21 fra le sue braccia e le s ultime parole furono “Addio, Totonno, non veggo più luce”.

Successivamente Ranieri pubblicò un necrologio sul giornale “Il progresso”.

Leopardi morì  all’età di 39 anni, in un periodo in cui il colera stava colpendo la città di Napoli.

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Grazie ad Antonio Ranieri, che fece interessare della questione il ministro di Polizia, le spoglie di Leopardi , non furono gettate in una fossa comune, come le severe norme igieniche richiedevano a causa del colera, ma inumate nell’atrio della chiesa di San Vitale, presso Fuorigrotta.

Nel 1939 le spoglie furono spostate nel Parco Vergiliano a Piedigrotta – detto Parco della tomba di Virgilio-nel quartiere Mergellina, e il luogo fu dichiarato monumento nazionale.

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Categorie: Italiano, Letteratura | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 2 commenti

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2 pensieri su “Leopardi a Napoli

  1. Nicolino Rossi

    bravo, complimenti…

    Nicolino

  2. VEZZANI GIANNI

    UNA PANORAMICA STORICA SU NAPOLI , POI GLI APPROFONDIMENTI . VERAMENTE IN GAMBA

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