La Napoli Cristiana

Agli albori del cristianesimo è la religiosità al femminile ad avere un ruolo importante.

Una leggenda vorrebbe Napoli come prima città cristiana.

S. Pietro si sarebbe fermato a Napoli durante il viaggio da Antiochia a Roma, dove avrebbe fondato la chiesa, nel luogo ricordato dalla basilica di S. Pietro ad Arem.

Nel soggiorno a Napoli S. Pietro avrebbe convertito Candida, che gli avrebbe presentato Aspreno , primo vescovo della città dopo essere stato miracolosamente guarito.

Importante è il tentativo di attribuire a Napoli la primogenitura in occidente della fede cristiana.

Basta tener conto che già nel IV secolo a Napoli fu edificato il primo battistero “S. Giovanni in Fonte” che precederà quello romano di “S. Giovanni in Laterano”.

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Le origini della chiesa a Napoli durante il secolo I sarebbero confermate dalla diffusione che ebbe “il pastore di erme” , scritto apocalittico che ebbe grande fortuna nei secoli della diffusione del volgare.

Testo che in epoca Traianea avrebbe ispirato la realizzazione di uno dei più antichi affreschi paleocristiani presenti a Napoli  nelle catacombe  di S. Gennaro.

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La vicinanza a Pozzuoli che già quando vi approdò s. paolo – 61dc- nel suo viaggio verso Roma , vantava di una fiorente comunità cristiana e  la posizione di Napoli come città aperta al progresso, giustificherebbero la presenza cristiana già in età apostolica.

Nonostante l’importanza delle origini della tradizione cristiana napoletana legata  direttamente a S. Paolo, la Napoli vicereale sentì la necessità di una ri-fondazione cristiana della città, ad opera della vergine S.Patrizia, di cui si hanno po che informazioni , se non la tradizione e la memoria ancora presente , tra cui le reliquie custodite dal XIX secolo nella chiesa di San Gregorio Armeno.

Anche S. Patrizia come S. Gennaro liquefa il sangue ma non per martirio ma per eccessiva devozione.

C’è chi sostiene che il mito della devozione della santa potrebbe avere origini ai tempi della controriforma protestante aggiungendo valore alla tradizione e al culto.

La costruzione del mito di S. Patrizia fa emergere la “sete di sacro” che fin dal medioevo ha portato Napoli ad accaparrarsi santi non suoi.

Lo stesso S. Gennaro  (martire del IV secolo) patrono della città non è propriamente napoletano,  fu decapitato a Pozzuoli quando era vescovo di Benevento. Le reliquie traslarono nelle catacombe a lui dedicate solo nel V secolo.

Restituta  è una martire africana, la cui leggenda vuole che le sue spoglie fossero arrivate ad Ischia a bordo della stessa nave che gli avrebbe fatto da patibolo.

Napoli ha cercato di accaparrarsi santi anche se non propri perché nella bi-millenaria tradizione cristiana non conta martiri.

Il medioevo napoletano ha visto la fondazione della prima università statale della storia nel XIII ad opera di Federico II di Svevia .

A frequentare quest’università fu Tommaso d’Aquino .

Tommaso nacque dal conte d’Aquino  e da bambino fu avviato agli studi dai monaci Benedettini dell’abbazia di Montecassino ,

in seguito alla trasformazione di questa in fortezza militare si trasferì a Napoli.

Nel 1244 entrò a far parte dell’ordine domenicano, nel 1245 si trasferì a Parigi e successivamente a Colonia.

Dopo l’esperienza tedesca insegnò teologia allo “studium” napoletano. In quest’ultimo periodo scrisse le sue memorie conservate nella basilica di S. Domenico Maggiore, -Napoli- dove il crocifisso gli avrebbe parlato e si sarebbe congratulato per la sua opera.

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Tommaso morì nel 1274  a Fossanova mentre andava a Lione per il concilio indetto da Papa Gregorio IX.

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